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A cura di Redazione

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Furia dello scrittore brindisino Andrea Martina tra pallacanestro e corse clandestine

Furia racconta Brindisi nel 1981 tra contrabbando di bionde, Sacra Corona Unita e corse clandestine; per il giovane Teo la possibilità di riscatto viene dallo sport. La presentazione presso la Terrazza della Casa di Quartiere dell'Accademia degli Erranti

Due cose caratterizzano Brindisi nel 1981: il contrabbando delle bionde e la passione per la pallacanestro; da questo binomio un po’ schizofrenico nasce il romanzo Furia (66th&2nd – Collana Bookclub) di Andrea Martina. Martina costruisce una storia di formazione attraverso il personaggio Teo (Teodoro) Furia, adolescente e promessa della pallacanestro brindisina juniores, che cresce in un ambiente familiare e amicale al limite della legalità: il padre soprannominato Silvan trucca le auto per i contrabbandieri nell’officina di sua proprietà, il fratello Carmine partecipa a gare automobilistiche clandestine e le vince tutte, l’amico Barabba vende stecche di sigarette e ogni tanto lo coinvolge, causandogli guai.

Fin dall’inizio del racconto, Martina rafforza l’asse narrativo “Silvan – Teo – Carmine” suggerendo al lettore la loro dissomiglianza diametrale e omettendo la figura materna per esemplificare l’equazione. Il femminile sfiora l’intera storia attraverso il ricordo di Teresa, madre di Teo e Cosimo, e le figure di Martina e Cinzia, una fidanzata di Teo e l’altra di Cosimo.

Martina racconta uno spaccato sociale in cui a latitare sono scuola e famiglia e l’unica possibilità di riscatto e salvezza è offerta dallo sport, in particolare la pallacanestro. In un alternarsi di strada e palestra l’autore innesta una serie di personaggi satellite e apre la narrazione a una coralità che fa suonare le pagine con una musicalità sublimata anche dal sapiente uso del dialetto brindisino.

Furia di Andrea Martina è un romanzo maturo, compiuto, capace di incollare alla lettura.

Presentazione del libro

Il romanzo Furia sarà presentato domani, venerdì 31 maggio, alle 18.30 alla Terrazza della Casa di Quartiere dell'Accademia degli Erranti, in Via Giovanni Tarantini 35 a Brindisi, nell’ambito del "Maggio dei Libri" organizzato da “Brindisi e le Antiche Strade”. L’autore Andrea Martina dialogherà con Francesco Parisi (Presidente Cooperativa ERIDANO - Laboratorio Urbano del quartiere Sant'Elia) con la presenza di rappresentanti della squadra Happy Casa Brindisi.

Intervista con l’autore Andrea Martina

Come nasce il romanzo Furia? E come nasce l’idea di mescolare cronaca nera e cronaca sportiva?

“Furia prende vita da due storie che volevo raccontare da diverso tempo. La prima riguardava il contrabbando di sigarette (un fenomeno che avevo già sfiorato mentre preparavo Il Gigante, il mio primo lavoro a teatro in cui raccontavo la nascita della centrale a carbone di Cerano), mentre la seconda era incentrata sulla figura del giocatore di basket Claudio Malagoli a cui sono molto legato.
C’ho messo poco a capire che Brindisi e gli anni Ottanta potevano essere una cerniera perfetta per legare tutto quello che avevo in mente, quindi Furia è una specie di incrocio tra due strade”.

Perché hai scelto di raccontare una storia legata agli anni ’80 della tua città visto che sei nato nel 1990?

“Non sono cresciuto durante il contrabbando, ma sono cresciuto sentendo continuamente storie su questo fenomeno che fin dall’inizio mi sembrava inspiegabile. Ho nutrito, negli anni, una curiosità tale che ha spinto il mio interesse sempre più in là leggendo, ascoltando, chiedendo in giro. Più andavo avanti e più la storia si concretizzava intrecciando ricordi e aneddoti di chi c’era, necessari per avvicinarmi il più possibile a quel contesto, senza mai dimenticare che comunque mi trovavo a scrivere un romanzo, non un saggio”.

In un’intervista con Antonello Saiz su “Satisfiction” affermi che il quartiere Sant’Elia, quartiere in cui hai ambientato gran parte del romanzo, è dove hai imparato cos’è la dignità. Potresti spiegare cosa intendevi dire?

“Ho avuto modo di giocare al Sant’Elia diverse volte quando ero ragazzino e di allenarmi lì durante il periodo universitario. È da lì che è partito il mio lavoro di ricerca, passando intere mattinate con persone che ci abitano e che hanno avuto un passato nel contrabbando. Dai loro racconti ho capito quanto quel quartiere (come altri) fosse legato al commercio delle sigarette che per tante famiglie rappresentava l’unica fonte di sostentamento. Si dice spesso che a Brindisi il contrabbando fosse tollerato, ma non bisogna dimenticare il suo inaspettato ruolo di ammortizzatore sociale in un’area del sud dove lo Stato era latitante. Ho trovato tanta dignità in quelle storie perché la mia attenzione era focalizzata sul capire il contesto senza giudicarlo. Inoltre, è il quartiere più vicino al palazzetto, quindi dal punto di vista geografico rappresenta anche la congiunzione perfetta tra periferia e sport”. 

Se il quartiere Sant’Elia ti ha insegnato, come hai appena ben spiegato, la dignità, qual è la grande lezione imparata dalla pallacanestro, visto che l’hai praticata a livello agonistico?

“Ho sempre ritenuto la pallacanestro uno sport giusto. Non mi è mai successo di vincere o perdere una partita in maniera immeritata, questa credo sia stata la prima grande lezione. Succede tutto sul campo, nel bene e nel male. Un’altra grande lezione, invece, mi è arrivata un po’ più tardi lavorando a scuola e proiettando la mia adolescenza su quella dei miei studenti: lì mi sono reso conto di quanto stare in campo abbia aiutato a tenermi lontano dai guai che c’erano fuori”.

Quando la Sacra Corona Unita entra o meglio irrompe e si appropria del contrabbando di sigarette a Brindisi nel tuo romanzo, che tipo di cambiamenti s’innescano in città?

“A dire la verità questo passaggio l’ho cronologicamente anticipato per ragioni narrative. La mia storia succede tutta nella stagione 1981/82, mentre l’ingresso della SCU nell’affare del contrabbando arriva qualche anno più tardi. Resta, però, un cambiamento clamoroso perché il contrabbando vive un vero e proprio spartiacque tra una fase iniziale di tolleranza e una più dura, dove il livello di violenza si inasprisce a tal punto da costringere lo Stato a una risposta muscolare che si concretizza nell’Operazione Primavera del 2000. Spesso è quest’ultima parte del contrabbando a essere raccontata, ben diversa da quella che si trova vent’anni prima. Motivo per cui ho trovato interessante provare a ficcarmi in quel momento di transizione”.

Sono gli anni d’oro del basket brindisino con la promozione in A1 della Pallacanestro Brindisi. Che cosa ha rappresentato e rappresenta Claudio Malagoli per la città di Brindisi?

“Io giocavo in squadre di provincia e a Brindisi ci andavo in trasferta. E le trasferte erano tante perché quasi ogni quartiere aveva la sua società di basket giovanile, quasi tutte realtà molto forti. E in ogni palazzetto, palestra o tensostatico c’era traccia di Malagoli e della sua numero 20. Anche se non l’avevi visto giocare eri quasi obbligato a crescere con lui. Inserirlo nella storia è stato una specie di gesto di riconoscenza, oltre al fatto che ancora oggi è in cima alla lista dei giocatori più importanti passati da Brindisi”.

Il 12 è un numero ricorrente nel romanzo: 12 capitoli, 12 sulla maglia di Teo (Teodoro) Furia, uno dei protagonisti del romanzo, 12 gennaio la data di uscita del romanzo. Ha un significato particolare per te?

“La squadra che più mi ha fatto esaltare credo sia stata l’Italia delle Olimpiadi del 2004, capace di vincere la medaglia d’argento. In quel gruppo c’era Gianmarco Pozzecco, playmaker, che indossava la 12. Da quell’anno ho sempre chiesto la 12 in squadra perché, tra le altre cose, ero playmaker pure io e Pozzecco mi faceva saltare sulla sedia a ogni partita”.

Furia propone storie parallele e nel corso della lettura le linee narrative si chiudono con la stessa efficacia di una serie TV, di un film. Hai mai pensato a questa possibile evoluzione?

“Tendo a concepire tutte le storie che scrivo con l’approccio dei film, quindi parto da un soggetto, poi una scaletta, l’adattamento e così via. Solo nell’ultimo step decido se andare verso un manoscritto o una sceneggiatura. Ma per me è necessario vedere quello che scrivo, sentire la pagina che corre e si porta appresso la storia. Le possibili evoluzioni del libro purtroppo non dipendono da me, ma resta il sogno, quello sì”.

Da quando hai consegnato Furia ai lettori, sono emersi aspetti per te inediti dalla loro interazione? Elementi che per te erano funzionali al racconto e che il lettore ti ha restituito con un’interpretazione che hai trovato interessante o quanto meno che ti ha portato a una riflessione altra?

“Ti confesso che vivevo con una certa ansia il feedback dei brindisini che quel periodo l’avevano vissuto veramente. Per fortuna in questo senso sono arrivate risposte davvero incoraggianti. Ma a sorprendermi sono state alcune riflessioni sui personaggi femminili che credevo di aver ristretto troppo e che invece hanno regalato tanto a chi ha letto”.

È possibile sapere se stai già lavorando a un nuovo progetto? Se sì, si può anticipare qualcosa?

“Ho già due idee su cui lavorerò in estate. Ti dico solo che una di queste è già impostata per essere una sceneggiatura, mentre l’altra va più verso il manoscritto. Vediamo che succede”.

L’autore

Andrea Martina è uno scrittore, sceneggiatore e autore teatrale. Ha pubblicato i romanzi “Fratelli di strada” (Il Filo, 2012), “C’è chi dice no” (Lupo Editore, 2015) e “La terza stagione” (2019). Per il teatro ha scritto e interpretato gli spettacoli “Il Gigante – La vita nel carbone” (2015), “Amata terra mia – Domenico Modugno prima del mito” (2016) e “Gino Bartali” (2020). Ha realizzato anche lo spettacolo “Il Mediterraneo di De André” da cui sono stati ricavati un omonimo saggio, pubblicato nel 2017, e una tournée di un anno e mezzo con più di cento date in tutta Italia. Collabora con “LOST – L’Osservatorio delle Serie TV” dell’Università del Salento. In ambito audiovisivo ho realizzato, come sceneggiatore e aiuto regista, il cortometraggio “Turno di notte” (2021) diretto da Angelo Cascione, mentre figura come sceneggiatore e produttore in diversi spot pubblicitari, “Passo a due”, “Il mare ti aspetta”, e videoclip. Andrea Martina è docente di sceneggiatura e scrittura creativa per School Masters Team. Dal 2021 collabora con la casa editrice “I libri di Icaro” in qualità di curatore della collana narrativa. Da gennaio 2024 è in libreria con il romanzo “Furia” (66th&2nd – Collana Bookclub).

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