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A cura di Redazione

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“Qualcosa per il dolore”, memoir di una vita scandita dall’ossessione per l’ippica

Da anni in odore di Nobel per la letteratura, Gerald Murnane resta un outsider della letteratura del ventesimo e ventunesimo secolo

Dal suo esordio nel 1974 con Tamarisk Rowe e dopo dieci romanzi e un saggio, Gerald Murnane rimane un outsider della letteratura. Ai suoi romanzi perlopiù intricati, quasi privi di trama – come afferma Emmett Stinson in Murnane (“Contemporary Australian Writers” - Miegunyah Press, 2023) “no rising action, no conflict, no dramatic tension, no resolution” – si aggiunge Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica, un’opera che si può definire complementare al suo romanzo d’esordio Tamarisk Rowe. Se in Tamarisk Rowe, un romanzo semiautobiografico, Murnane racconta l’amore di un bambino cattolico per l’ippica, in Qualcosa per il dolore l’autore fonde storia sportiva, sociale e personale, e svela se stesso attraverso il prisma delle sue ossessioni (per la sua terra, per le sue radici, per l’ippica). Il sottotitolo Memorie dal mondo dell’ippica spiega come la maggior parte degli aspetti della vita di Gerald Murnane siano stati influenzati dalla sua passione per le corse dei cavalli. Con un padre scommettitore che ha posseduto e allenato cavalli, Murnane sviluppa già da bambino una passione per l’ippica e se ne innamora ascoltando la radiocronaca di una corsa in famiglia. Perché le corse di cavalli siano così importanti per lui lo spiega nel corso dei 27 capitoli che compongono Qualcosa per il dolore: in tutta la narrazione Muranane esplora la fragilità umana che emerge quando si rincorrono i grandi sogni e le piccole vittorie e lascia emergere i ricordi di un’epoca in cui l’interesse dell’Australia per le corse dei cavalli andava ben oltre le gare ippiche canoniche e le giornate di coppa.

Per Murnane l’ippica è una religione che definisce uno stile di vita e che gli fornisce una serie di santi personali in cui credere:

“Ho già detto come per me le corse dei cavalli siano quello che per altre persone è la religione e cioè una questione da prendere molto sul serio. L’ippica mi fornisce un sistema di valori e uno stile di vita. Le corse dei cavalli poi, come molte religioni, hanno i loro santi. Essi sono, almeno per me, figure leggendarie piuttosto che storiche. Le leggende che riguardano questi santi sono tutte inventate da me. Difficilmente potrebbe essere diverso, visto che la mia è in gran parte una religione individuale, dove io sono il vescovo, il sacerdote, la congregazione e, in questo caso, l’agiografo.” (pag. 151)

Nel capitolo 6 Murnane parla addirittura di tavole della legge dell’ippica ed enuncia il primo comandamento:

“ ‘Non invadere il mercato della scuderia’. Secondo il comandamento il proprietario, l’allenatore e tutto l’entourage di un cavallo con buone possibilità di vittoria avevano la priorità di scommettere sul cavallo a quote migliori. Un estraneo che fosse stato al corrente delle capacità del cavallo e avesse avuto il coraggio di allertare gli allibratori con un prematuro afflusso di denaro, avrebbe ridotto le quote disponibili per la scuderia e dunque commesso il peggior crimine del mondo dell’ippica”. (pag. 64)

Ai santi si aggiunono anche miti con fattezze umane, difetti umani che influenzano la sua umana quotidianità. Su tutti il mito del padre. Un padre che muore quando Murnane ha ventuno anni lasciando debiti di migliaia di dollari (in valuta odierna) nei confronti dei fratelli e dei tanti allibratori a cui si affidava. Un padre che è sempre stato fonte di grande instabilità economica per la famiglia e di continui trasferimenti nella piccola provincia australiana.

Interessante notare come nel primo capitolo Murnane ammetta che “nelle innumerevoli ore che ho passato all’ippodromo non ho mai guardato davvero un cavallo”; vede e ricorda invece le divise dei fantini, i lineamenti dei loro volti e prova “di nuovo le sensazioni associate per sempre a quei ricordi” (pag.15). In Murnane prevale lo stato d’animo legato a quei fermo immagine sfocati: nomi dei cavalli, nomi dei loro proprietari, dei fantini, le vincite del padre, gli allenatori e i proprietari di cavalli, gli allibratori senza scrupoli e i furbi scommettitori in cerca di grosse vincite. Tutti personaggi memorabili del mondo delle corse e legati a quella che l’autore definisce la “Great Age of Racing”: l’epoca di grandeur dell’ippica australiana.

Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica è un memoir ricco di istantanee vivide, permeato da un umorismo irriverente e scritto con una prosa ipnotica. Non si riesce a smettere di leggere pur non sapendo nulla di ippica. Roberto Serrai, traduttore dell’opera e di tutti i libri di Murnane nel catalogo di Safarà editore, coglie l’essenza murnaniana, le sfumature intime dello scrittore e dell’uomo che accetta di non aver mai conosciuto, e di non poter più conoscere, qualcuno per cui l’ippica sia importante come per lui (pag. 183).

Gerald Murnane è nato a Melbourne nel 1939. È stato insegnante, editore e docente universitario. Il suo romanzo d’esordio, Tamarisk Row (Safarà Editore, 2020), è stato seguito da altre dieci opere di narrativa, tra cui l’acclamato Le pianure e Una vita tra le nuvole, entrambi pubblicati da Safarà Editore. Nel 1999 Murnane ha vinto il Patrick White Award, nel 2009 il Melbourne Prize for Literature e nel 2018 il Prime Minister’s Literary Award. Vive nel Victoria occidentale, e non ha mai lasciato l’Australia in tutta la sua vita. Le opere di Gerald Murnane sono in corso di pubblicazione per Safarà Editore.

L’autore della fotografia di Gerald Murnane è Ian Phill.

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