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Lunedì, 27 Maggio 2024

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A cura di Redazione

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Intervista ad Angelo Biasella di NEO. Editore. “I nostri libri, belli e pericolosi”

TerzaPagina continua il suo viaggio nel mondo dell’editoria italiana indipendente. Il quarto incontro è con Angelo Biasella che, con Francesco Coscioni, dirige la casa editrice NEO.

Come e quando nasce la casa editrice NEO? E perché la scelta di chiamarla così?

“Siamo sbocciati nel 2008 a seguito di estenuanti ponderazioni. Ci chiedemmo  ̶  fino allo sfinimento  ̶ se fosse il caso di fondare l’ennesima casa editrice indipendente. Il dubbio originario era se avessimo davvero qualcosa di nuovo da dire. Chiaramente non arrivammo a una conclusione inconfutabile, ma comunque partimmo all’arrembaggio”.

“Il nome Neo non ha niente a che vedere con l’aggettivo “nuovo”, tantomeno con Neo il protagonista di Matrix (come più volte ci hanno chiesto). Il nome Neo Edizioni si riferisce al nevo cutaneo. Ci piaceva l’ambivalenza del concetto. Un neo sulla pelle può essere simbolo di fascino oppure il sintomo di un tumore in nuce. Crediamo che i nostri libri siano così: belli e pericolosi”.

Com’è cambiata l’editoria rispetto agli esordi di NEO?

“Sembra di stare su un altro pianeta. Se fino a dieci anni fa c’era un minimo spazio per le narrazioni difformi e le voci sfrontate, oggi tutto va verso il conformismo e un tipo di letteratura piuttosto prudente. In più, i grandi gruppi editoriali tendono a monopolizzare l’intera filiera del libro in modo da stoppare sul nascere qualsiasi tipo di concorrenza. Oltre a questo assistiamo al proliferare dell’autofiction e agli sconvolgenti successi provenienti dal self-publishing. La cara vecchia narrativa fa sempre più fatica”.

Cosa vi ha spinto e convinto a diventare editori?

“Siamo sempre stati grandi fruitori di storie. L’idea di essere tra gli attori necessari a produrne di nuove ci affascina molto. Crediamo che fin dalla notte dei tempi gli esseri umani abbiano avvertito il bisogno di raccontare storie (e di farsele raccontare). È un tipo di evasione di cui l’uomo non può fare a meno. Una necessità connaturata alla natura umana. Concorrere ad agevolare questo bisogno primario ci rende appagati, nonostante la fatica e gli stenti cui dobbiamo giornalmente soggiacere”.

Nel fare scouting che cosa cercate in particolare? Cosa vi convince di un testo per essere pubblicato?

“Potrei dilungarmi in un’infinita elencazione di elementi distintivi, ma sarebbero tutti accessori. L’unico requisito che un testo deve avere è che sia capace di sorprenderci. Nelle nostre valutazioni non emerge mai la cosiddetta “spendibilità” di un’opera. Non siamo capaci di fare previsione né di inseguire presunte tendenze di mercato. Siamo molto istintivi e spericolati al limite del masochismo. Per dire, abbiamo pubblicato libri che non sono arrivati alle 400 copie vendute. E, purtroppo per noi, lo rifaremmo”.

Cosa decreta il successo di un libro secondo voi?

“Risposta secca: il passaparola. È tipo il santo Graal della promozione. Meglio di un paginone su Repubblica o di un’ospitata in prima serata da Fabio Fazio”.

Quali sono le novità appena uscite per NEO e quali quelle di prossima uscita?

“Abbiamo pubblicato Cronache da Dinterbild di Peppe Millanta, uno ‘sprequel’ del fortunatissimo Vinpeel degli orizzonti: romanzi adatti a sognatori di ogni età. Poi i racconti lunghi di Paolo Zardi compresi nella raccolta La meccanica dei corpi: qualcosa che, a mio parere, studieranno nelle future classi di letteratura contemporanea. Infine, Romanzo di crinale di Silvano Scaruffi: una storia appenninica sghemba e divertente, narrata con una lingua immaginifica e musicale. Al Salone di Torino abbiamo portato in anteprima Drama, il romanzo d’esordio di Annina Vallarino: un romanzo che rovescia ogni nostra certezza morale. Uno sguardo spietato sui cortocircuiti della società contemporanea, sulla gogna mediatica, sulle storture del giudizio e del senso di colpa”.

Se si potesse fare un feat. come accade con la musica con quale editore o editrice lo fareste? e soprattutto per pubblicare chi e cosa?

“In questo caso, mi scopro un po’ necrofilo. Gli editori che ho ammirato e con cui avrei voluto collaborare sono tutti estinti. Parlo del grandissimo Tullio Pironti o della vecchia SugarCo. Avrei voluto essere in quelle redazioni al momento in cui riuscirono a portare in Italia autori come Bret Easton Ellis, Don DeLillo, Charles Bukowski, William Burroughs. Se penso al clima di innovazione ed esaltazione che si respirava in qui frangenti nelle rispettive sedi editoriali, mi sudano le mani”.

Qual è il primo libro che avete letto?

“Ventimila leghe sotto i mari. Ancora ricordo il viaggione che mi feci. Sembravo sotto trip, ma avevo solo undici anni”.

Qual è il libro della vita? Quello che consigliate sempre di leggere?

“Fino a qualche tempo fa, avrei detto Le particelle elementari di Michel Houellebecq. Adesso, e lo affermo con convinzione, devo ammettere che la mia scelta ricadrebbe su Grande nudo di Gianni Tetti. Sì, lo abbiamo pubblicato noi. Capisco quanto possa essere sconveniente un’affermazione del genere. Eppure, riflettendoci bene, tra tutte le letture della mia vita non trovo un romanzo che si avvicini minimamente a quello di Tetti. Per ambizione, coraggio e visione non vedo da nessuna parte un’opera così ispirata. Penso davvero che sia un unicum nel panorama letterario contemporaneo. Una serie TV in cinque stagioni già scritta per essere prodotta in casa HBO. Forse non me n’ero reso conto quando nel 2016 l’abbiamo mandato in stampa. La mia certezza ‒ che ora arriva quasi a idolatrare quel libro ‒ cresce col passare del tempo. Chiaramente il giudizio è relativo alla mia limitata conoscenza. Per forza di cose, non posso aver letto tutto”.

Quale aggettivo vi definisce come lettori e come editori?

“Lettori ingordi. Editori audaci”.

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