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A cura di Redazione

Terza Pagina Parabita

Inaugurata a Parabita “Votiva”, collezione pubblica e permanente di arte contemporanea

È un omaggio alle edicole votive già esistenti, caratteristiche del tessuto urbano parabitano, a cui se ne aggiungono di nuove appositamente realizzate per il progetto

Votiva è un progetto del Comune di Parabita nato dall’intuizione del sindaco Stefano Prete e dedicato alla creazione di una collezione permanente e diffusa di arte contemporanea grazie al riutilizzo di edicole votive in stato di abbandono o dal cui interno sono state trafugate le statue che contenevano e all’installazione di nuove nell’area del centro storico e nelle immediate vie limitrofe.

Elementi di una ritualità popolare, le edicole votive o devozionali, da piccoli tempi o nicchie inquadranti un’immagine, adibite in origine a ospitare una statua con funzione culturale o sepolcrale, diventano luogo di opere concepite site-specific da artisti contemporanei di formazione e provenienza diverse. Artisti le cui opere amplificano il significato di conservazione, valorizzazione e tutela dei beni storico-artistici per inaugurare un progetto a lungo termine: “Parabita per il contemporaneo”. Progetto con cui il Comune si impegna a far dialogare l’arte contemporanea con il paesaggio, la Storia, la cultura del luogo e scrivere un nuovo capitolo per la città di Parabita. Votiva è il primo step del progetto e mira a rafforzare il legame tra la comunità e la sua tradizione e al contempo aprire comunità e tradizione all’innovazione e al contemporaneo.

La direzione artistica di Votiva è di Giovanni Lamorgese e la curatela di Laura Perrone con il supporto di Flaminia Bonino. Gli artisti coinvolti nel progetto Votiva sono: Francesco Arena, Chiara Camoni, Ludovica Carbotta, Claire Fontaine, Gianni Dessì, ektor garcìa, Helena Hladilovà, Felice Levini, Claudia Losi, K.R.M. Mooney, Liliana Moro, Adrian Paci, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Luigi Presicce e Namsal Siedlecki.

Il punto zero del percorso di Votiva è (00.) L’Addolorata di Giovanni Lamorgese, direttore artistico dell’iniziativa. L’artista installa una scultura in maiolica bianca smaltata nell’edicola votiva sul prospetto esterno al suo studio parabitano (Via Bartolomeo Ravenna n. 46) e intuisce il potenziale dell’idea che trasforma in un progetto organico e ragionato in sedici tappe:

  1. Dio (Cubo) di Francesco Arena (Torre Santa Susanna, 1978): opera in marmo di Carrara collocata nell’edicola votiva di Vico San Marco n. 1;
  2. Annunciazione di Chiara Camoni (Piacenza, 1974): opera in terracotta galestro, pelliccia riciclata, fiori secchi collocata nell’edicola votiva di Vico Principessa Giovanna;
  3. S/T (segnale non visivo) di Ludovica Carbotta (Torino, 1982): opera in altorilievo di resina a base d’acqua, grafite e vernice collocata nell’edicola votiva di via Montella;
  4. Wishing Painting di Claire Fontaine (collettivo artistico fondato da James Thornhill e Fulvia Carnevale a Parifi nel 2004): opera in acrilico su tela, con magneti e monete collocata nell’edicola votiva di via Coltura n. 34
  5. Dell’arte… l’oro di Gianni Dessì (Roma, 1955): opera in colore metallizzato su intonaco, gesso e foglia oro collocata nell’edicola votiva di via Andrea Giannelli n. 18;
  6. Figura de nudo di ektor garcìa (Red Bluff, USA, 1985): opera in ceramica smaltata collocata nell’edicola votiva di Via Impero;
  7. Kaya di Helena Hladilovà (Kroměříž, Rep. Ceca, 1983): opera in marmo rosso antico collocata nell’edicola votiva di Via S. Antonio n. 2;
  8. Il piede del santo di Felice Levini (Roma, 1956): opera in ceramica smaltata e ferro collocata nell’edicola votiva di Corte Ricci n. 4;
  9. Amuleti Animalia di Claudia Losi (Piacenza, 1971): opera in argilla refrattaria e smalti naturali collocata nell’edicola votiva di via Mazzini n. 37;
  10. Deposition c (vii) di K.R.M.Mooney (Seattle, USA, 1990): opera in acciaio galvanizzato, argento, saldatura in oro, osso di seppia, alluminio collocata nell’edicola votiva di Via San Pasquale n. 23;
  11. Polaris di Liliana Moro (Milano, 1961): opera in plastica, vernice spray acciaio cromato, lucine intermittenti collocata nell’edicola votiva di Via Vittorio Veneto n. 1;
  12. Compito #20 di Adrian Paci (Scutari, Albania, 1969): opera in ceramica collocata nell’edicola votiva di via Vittorio Veneto n. 24;
  13. Senza titolo di Mimmo Paladino (Paduli, 1948): opera in acciaio, tessere di marmo, smalto e oro collocata nell’edicola votiva di via Vernicchia n. 11;
  14. Il canto della pace preventiva di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933): l’installazione sarà collocata in via Lopez y Royo n. 1 e inaugurata a luglio 2024;
  15. Miracolo senza titolo di Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976): opera in ceramica smaltata e conchiglie collocata nell’edicola votiva di Vico San Salvatore;
  16. Viandante di Namsal Siedlecki (Greenfield, USA, 1986): opera in rame collocata nell’edicola votiva di via Dottor Gaetano Cataldi n. 39.

In approfondimento le edicole votive curate dagli artisti salentini Francesco Arena e Luigi Presicce:

Realizzata appositamente per il progetto Votiva, l’opera Dio (Cubo) di Francesco Arena è composta da due blocchi sovrapposti di marmo di Carrara che custodiscono al loro interno la parola DIO. Nel blocco superiore sono incise le lettere D e O e nel blocco inferiore la lettera I. La parola si completa solo quando i due blocchi unendosi compongono un cubo e fanno diventare il termine invisibile come il soggetto che rappresenta. Il cubo di marmo è bloccato, inclinato e sospeso con dei cunei di legno per creare un forte contrasto tra gli elementi. Il marmo più pregiato al mondo sorretto da una materia povera, organica, di uso comune: il legno. A sottolineare il contrasto tra gli elementi è l’equilibrio generato dall’artista per annullare le forze fisiche che agiscono sul corpo scultoreo e perpetuare uno stato di quiete. Citando Jon Fosse, Francesco Arena dichiara: “La parola stessa Dio rivela che Dio esiste, penso, il solo fatto che abbiamo la parola e l'idea di Dio indica che Dio esiste”.

Anche in questo caso, il lavoro di Arena prende le mosse da forme geometriche minimali e archetipe, tipiche dell’arte minimale e povera, di cui l’artista fa sintesi, e procede lungo due linee parallele di ricerca: quella formale e quella del significato, il fisico e il metafisico. Materia e forma si intersecano e interagiscono per farsi “vettori oggettuali di pensiero sul mondo”.

In occasione di una sua personale alla galleria Raffaella Cortese Arena ha affermato “Dalla stratificazione continua di informazioni e notizie, levando, togliendo, viene fuori l’opera d’arte che è una riduzione, un eliminare tutto quello che non è strettamente necessario. Quando capisci che non puoi eliminare più di tanto, che non puoi togliere più niente, vuol dire che sei arrivato all’esattezza. Cioè che l'opera è giusta in quel modo. Per giusta intendo che deve avere anche un giusto rapporto forma/contenuto. La questione formale naturalmente mi interessa molto, credo molto nella forma, nella necessità che l'opera abbia una sua formalizzazione. Penso sempre che l'arte abbia necessità di questa forma anche quando la stessa non è immediatamente decifrabile.”

Francesco Arena [Torre Santa Susanna (Br), 1978]. Vive e lavora a Cassano delle Murge, Bari. Ha tenuto svariate mostre personali in spazi pubblici e privati tra i quali: Measured Stones, Nogueras Blanchard Gallery, Madrid; Otto angoli, Studio Trisorio, Napoli; Terza mostra: tre cose, Galleria Raffaella Cortese, Milano; Cubic metre of seawater as a diagonal, Sprovieri, London; Posatoi, Olnick Spanu Art Program, Garrison, NY; Onze mille cent quatre-vingt sept jours, Frac Champagne-Ardenne, Reims; Trittico 57, Museion, Bolzano; Cratere, De Vleeshal, Middelburg NL. Tra le mostre collettive a cui ha partecipato: After Image, Maxxi L’Aquila; Le Futur derrière nous. L’art italien depuis les années 1990. Le contemporain face au passé, Villa Arson, Nice; The Paradox of Stillness. Art, Object and Performance, Walker Art Center, Minneapolis; Utopia Distopia, Museo Madre, Napoli; The Humans, Kunstmuseum, St. Gallen; Ennessima, Triennale, Milano; Ritratto dell’artista da giovane, Castello di Rivoli, Rivoli; Vice Versa, Italian Pavilon, 55 Biennale di Venezia, Venezia.

Per l’edicola in Vico San Salvatore Luigi Presicce ha realizzato l’opera Miracolo senza titolo, una mano in ceramica blu di Prussia che raccoglie nel palmo un piccolo cumulo di denti. La mano incoronata da conchiglie è un ricordo della nonna materna solita decorare le pareti della sua casa con conchiglie. Miracolo senza titolo allude a un sogno ricorrente dell’artista, una versione più complessa con cui ai ricordi di infanzia unisce desideri e tremori per il futuro e perdita e liberazione dal dolore.

Come Presicce stesso scrive: “I denti sono attaccati al cranio, sono le ossa scoperte e visibili che riusciamo a toccare con la lingua e con le dita. Chi ha sofferto di mal di denti sa che è insopportabile, come sono insopportabili le perdite delle persone care, anche se il nostro viaggio continua, per forza di cose e di inerzia. Le conchiglie che ho scelto a decoro della mano in ceramica che impugna i denti, sono capesante e sono dette anche conchiglie di San Giacomo, simbolo dei pellegrini che compiono il cammino di Santiago de Compostela. Invitano al viaggio. L'interno dell'edicola votiva, dove in passato vi albergava una statuetta in cartapesta di San Rocco, è di un blu oltremare sbiadito; qui la mano anch'essa dipinta di blu con i denti bianchi nel palmo troverà dimora. Le conchiglie formano una corona luminosa tutto intorno, parte del mio viaggio infantile è lì racchiuso, nella dolcezza anche delle dita, di quelle carezze che alleviavano ogni dispiacere. Forse non si dovrebbe mai parlar di sé stessi, per non scoprirsi troppo, restare un mistero profondo, ma di fronte a un blu così intenso, di quasi mare, chi riuscirebbe a nascondersi, a sparire dalla geometria ordinata di un cielo ricoperto di stelle? Se ne vedrebbe il buco se ne mancasse solo una, come la bocca dei bambini che aspettano la fata dei dentini.”

La ricerca artistica di Luigi Presicce, pur mantenendo una forte matrice pittorica, si esprime con diverse pratiche: performance, scultura, disegno, scrittura e progetti che tendono ad amplificare l’indagine verso dispositivi dedicati al dialogo, basati sul tempo della condivisione, dell’incontro e della cura, come Simposio di Pittura o Scuola di Santa Rosa libera scuola di disegno.

Luigi Presicce [Porto Cesareo (Le) 1976]. Vive e lavora a Firenze. Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Lecce. Nel 2007 ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive (CSAV) presso la Fondazione Antonio Ratti di Como con l'artista americana Joan Jonas. Nel 2008, nell’ambito di Artist in Residence, ha partecipato al workshop in Viafarini a Milano con l'artista americano Kim Jones. A Milano, nel 2008 ha fondato (con Luca Francesconi e Valentina Suma) Brownmagazine e in seguito Brown Project Space, per il quale ha curato la programmazione. Nel 2011 con Giusy Checola e Salvatore Baldi ha fondato a Lecce Archiviazioni (esercizi di indagine e discussione sul sud contemporaneo). Nel 2012 ha preso parte a Artists in Residence al MACRO, Roma, estendendo il suo invito ad altri nove artisti (Laboratorio). Dal 2010, con Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti è coinvolto nel progetto Lu Cafausu che promuove La festa dei vivi (che riflettono sulla morte) e con il quale è stato invitato da AND AND AND a dOCUMENTA13, Kassel. 

Nel 2012 fonda una scuola di formazione itinerante chiamata L’Accademia dell’immobilità che si basa sullo sviluppo della memoria, l’armonia e la responsabilità applicate alla performance. Dal 2016 è membro fondatore della Fondazione Lac o le Mon, San Cesario di Lecce. Con Francesco Lauretta dal 2017 fa parte della Scuola di Santa Rosa, una libera scuola di disegno, con cui ha partecipato alla 60° Biennale Internazionale d'Arte di Venezia con il Padiglione del Congo. È stato selezionato per lo Studio Program 2018 presso Artists Allianc inc, New York e TAD Residency al Monastero del Carmine, Bergamo e Lacasapark, Gardiner, NY nel 2019. Ha ideato nel 2018 il Simposio di pittura, presso la Fondazione Lac o le Mon, una residenza/piattaforma centrata sulla pittura italiana degli ultimi 30 anni. Ha curato nel 2018 Extemporanea-play, presso Trebisonda Spazio per l’Arte Contemporanea, Perugia e Forme uniche nella continuità dello spazio, presso Rizzuto Gallery, Palermo, nel 2019 Facciatosta Records, di Enne Boi presso Toast project space, Firenze. Nel 2021, con Matteo Coluccia, ha iniziato ad allestire in vari luoghi delle mostre viaggianti in un furgone sotto il titolo di Polka Puttana.

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