25 aprile a Lecce, i 70 anni della Liberazione nel ricordo dei partigiani

In piazza Partigiani a Lecce, così come in tutta Italia, si è voluto ricordare e celebrare quello storico comunicato del 25 aprile 1945 in cui Il Clnai annunciava di aver assunto i poteri di governo. Presenti alla cerimonia le cariche politiche e istituzionali e, soprattutto, l'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, con il segretario Maurizio Nocera

LECCE – Sono ormai trascorsi settant’anni dalla Liberazione dall’occupazione nazi-fascista, ma il 25 aprile rimane una festa che consolida il senso di appartenenza. Una data impressa nella nostra memoria, a segnare l’inizio di una nuova storia nazionale del nostro Paese: la storia del secondo Novecento. Una data giustamente esaltata, talvolta divisiva in un Paese che ha sempre fatto fatica a ritrovare la sua unità.

In piazza Partigiani a Lecce, così come in tutta Italia, si è voluto ricordare e celebrare quello storico comunicato del 25 aprile 1945 in cui "Il Comitato di liberazione nazionale alta Italia, in nome del popolo e dei volontari della libertà e delegato del solo governo legale italiano”, annunciava di aver assunto i poteri di governo. Presenti alla cerimonia le cariche politiche e istituzionali e, soprattutto, l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d'Italia. Il segretario provinciale Maurizio Nocera ha spiegato come l’apporto dei meridionali nella Resistenza sia stato incredibilmente elevato. Dall’8 settembre del 1943, data dell’annuncio dell’armistizio, furono molti i salentini e i pugliesi che andarono ad affiancare gli jugoslavi nella lotta partigiana e che raggiunsero i partigiani al Nord. Molti furono anche i soldati deportati nei lager nazisti. Patrioti anche loro, che non seguirono la Repubblica di Salò e non si piegarono ai nazisti, rimanendo fedeli al giuramento nonostante la fuga della corte a Brindisi.

Nocera ha ricordato la figura di Enzo Sozzo, fondatore dell’Anpi a Lecce, che come partigiano operò nella zona di Imperia. All’inizio la sezione Anpi si occupò prevalentemente dell’assistenza ai partigiani e ai patrioti della guerra di Liberazione che rimpatriavano chi dai fronti di lotta, chi dai campi di lavoro e di sterminio nazisti. Successivamente, l’Anpi si è occupata di tenere viva la memoria di quei salentini leccesi coinvolti nei vari fronti resistenziali.

Tra questi l’indimenticabile figura di Umberto Leo, presidente provinciale dell’Anpi, deceduto pochi giorni fa all’età di 89 anni. Era l’ultimo combattente leccese nella lotta al nazifascismo ancora in vita. Con il nome di battaglia Leos, era stato in prima linea nella Resistenza con la 19esima Brigata Garibaldi “Eusebio Giambone”, in Piemonte. Si unì alla lotta antifascista a soli 17 anni, subito dopo l’armistizio, quando era volontario della guardia di confine a Cogne. Testimone oculare degli eccidi durante i rastrellamenti tedeschi e fascisti, si rese protagonista di numerose azioni di sabotaggio, di scontri a fuoco e di rapimenti di ufficiali tedeschi usati come pedine di scambio per la liberazione dei partigiani catturati. Toccante la presenza in piazza Partigiani della moglie, che ha voluto stringere nelle mani la foto del marito scomparso. 

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