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Ammanchi dal conto di una cliente malata, assolta dipendente del Banco di Napoli

Verdetto assolutorio per Daniela Salamanca, la 57enne di Copertino condannata in primo grado a un anno e 8 mesi per furto aggravato. Per i giudici d’appello “non ha commesso il fatto”

LECCE - Sono cadute le accuse nel processo d’appello che si è chiuso ieri nei riguardi di Daniela Salamanca, 57 anni, di Cavallino.

La donna dipendente del Banco di Napoli, in piazza Mazzini, a Lecce, era stata condannata a un anno e 8 mesi per furto aggravato perché avrebbe prelevato somme dal conto corrente di una cliente, quando questa era ricoverata per una grave malattia.

L’imputata ha sempre respinto gli addebiti e i giudici d’appello hanno condiviso la tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Giuseppe e Pasquale Corleto, pronunciando un verdetto di assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto”, depennando così la sentenza emessa nel maggio di due anni fa che aveva riconosciuto anche il risarcimento dei danni morali alla malcapitata (rappresentata dall’avvocato Francesco Vergine), quantificati in 10mila euro, in solido con l’istituto di credito (responsabile civile nel processo con l’avvocato Ester Nemola).

Oltre alla 57enne, erano coinvolti nello stesso procedimento, partito dalla denuncia sporta dall’amministratore di sostegno della correntista, altri due colleghi, che però furono assolti già in primo grado.

L’ammanco indicato riguardava la somma complessiva di 18 mila euro e, stando alle indagini, Salamanca si sarebbe impossessata di una parte di questa, in particolare di 4.900 euro,  effettuando tre prelievi (il 30 luglio, il 23 ottobre e il 20 novembre del 2012), ma il “nuovo” processo ha stabilito l’estraneità della dipendente alle accuse.

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