Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Auto incendiata per un debito di droga: inflitti sette anni di reclusione

Hanno patteggiato due dei tre giovani coinvolti nell’inchiesta partita dal rogo di una vettura a Lecce, il 28 ottobre del 2020. Il terzo ha chiesto e ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato

LECCE - Si è chiusa con due sentenze di patteggiamento la vicenda giudiziaria nata dall’incendio di un’autovettura, avvenuto il 28 ottobre 2020 in via Cantù, nel quartiere Stadio, a Lecce, e all’origine del quale, avrebbero poi raccontato le indagini, ci sarebbe stato un debito di droga.

Sott’accusa c’erano Aleandro Capone, di 24 anni, Daniele De Vergori, di 20, e Nicolò Greco, di 21: il primo (attraverso l’avvocato Marco Caiaffa) ha concordato con il giudice Marcello Rizzo, tre anni e quattro mesi di reclusione, l’altro (con l’avvocato Mariangela Calò) tre anni e otto mesi.

Mentre il terzo (assistito dall’avvocato Antonio Savoia), rispetto al quale Capone in sede di interrogatorio di garanzia escluse ogni coinvolgimento nella vicenda, ha chiesto e ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato che è stato fissato per il 20 ottobre.

I reati per i quali i tre furono destinatari un’ordinanza di custodia cautelare erano di tentata estorsione, danneggiamento e rapina, reato quest’ultimo “caduto” in sede di patteggiamento.

De Vergori rispondeva anche di possesso di sostanza stupefacente finalizzata allo spaccio, per aver detenuto e poi venduto dosi di marijuana.

Secondo le indagini condotte dai poliziotti della squadra mobile, tutto sarebbe partito da un debito maturato nella cessione di droga, per un valore di 500 euro, da parte di un “cliente”, anche lui noto alle forze dell’ordine. Questo sarebbe stato minacciato, anche alla presenza del nipote, e poi costretto a consegnare le chiavi della sua autovettura, un’Alfa Romeo Mito, con “l’accordo” che gli sarebbe stata restituita una volta sanato il debito.

Prima ancora che ciò avvenisse, però, il mezzo fu dato alle fiamme, e dopo circa un mese, all’esito delle indagini, Capone e De Vergori furono accompagnati nel carcere di “Borgo San Nicola” (oggi si trovano ai domiciliari), mentre per Greco furono disposti i domiciliari (adesso è in libertà).

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