Blitz “Tornado”, lascia il carcere l’imprenditore Maraschio: “Ho agito solo per aiutare mio figlio”

Ha dichiarato di essere un onesto lavoratore e di essere all’oscuro delle eventuali iniziative intraprese a suo nome dal gruppo di cui farebbe parte il congiunto e di cui sarebbe a capo il genero Francesco Amato

MAGLIE - Voleva solo aiutare il figlio. Non ci sono indizi sufficienti a sostenere che abbia agito per mettersi a servizio del clan Amato. Sono queste le ragioni che hanno spinto il gip Sergio Tosi a revocare la misura nei riguardi di Luigi Antonio Maraschio, l’imprenditore 54enne originario di Scorrano e residente a Maglie finito tre giorni fa nel blitz “Tornado” dei carabinieri.

La decisione del giudice è arrivata all’esito dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto ieri nel carcere di Lecce, durante il quale Maraschio (assistito dagli avvocati Giuseppe Presicce e Giovanni Montagna), ha chiarito la sua posizione. In particolare, l’indagato ha dichiarato di aver appreso solo leggendo l’ordinanza di custodia cautelare che il figlio Salvatore e il genero Francesco Amato, ritenuto al vertice con il padre Giuseppe di un’associazione mafiosa, avrebbero “speso” il suo nome per iniziative “imprenditoriali” del gruppo. Ha spiegato che la sua unica fonte di reddito è sempre stata il commercio al dettaglio di generi alimentari, ed è l’unico proprietario (dal 1991) dell’azienda fondata a Scorrano dai suoi ascendenti circa cento anni fa.

Il 54enne ha riferito al giudice che in due occasioni, aveva fatto il favore di cambiare due assegni al figlio, (il primo di 350 euro, il 7 maggio 2018, e il secondo di 1.300 euro, il 17 luglio 2018) anticipandone l’importo e documentando che, i titoli di credito portati all’incasso, non erano stati onorati. Sempre per aiutare il figlio ad avere un’occupazione, che acconsentì all’utilizzo della sua ragione sociale per l’apertura di uno stand gastronomico in occasione della festa patronale a Scorrano.

Tutti questi elementi, “rendono non implausibile la tesi che egli abbia agito nella vicenda nell’ottica fisiologica di fare del bene al figlio, in assenza dell’”affectio societatis” e cioè della volontà di far parte dell’associazione mafiosa, senza essere in particolare consapevole del contributo casuale recato dalla propria condotta alla sua conservazione o al suo rafforzamento, essendo perciò quantomeno dubbio che egli abbia agito con la volontà di fornire un apporto per la realizzazione anche parziale, del programma criminoso del sodalizio”, scrive il giudice nell’ordinanza con la quale ha restituito la libertà a Maraschio.

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Iniziati ieri gli interrogatori di garanzia sono proseguiti anche nella mattinata di oggi, con l’ascolto delle persone sottoposte ai domiciliari.

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