“Case&Voti”, le intercettazioni che coinvolgono Marti restano nel processo

Respinte le eccezioni sollevate dalla difesa. Saranno trascritti tutti i colloqui, 1500, captati durante le indagini, anche quelli che interessano il senatore della Lega (per il quale si procede separatamente)

LECCE - Le intercettazioni disposte nell’ambito dell’inchiesta sulle case popolari assegnate in cambio di voti non usciranno dal processo. Lo ha stabilito oggi il collegio della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce (composto dal presidente Pietro Baffa e dai giudici Bianca Todaro e Silvia Saracino) che, al termine dell’udienza (la seconda), ha respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dalle difesa al riguardo e ha conferito al perito Maurizio Scalese l’incarico di trascrivere oltre 1500 colloqui captati durante le indagini.

In particolare, l’avvocato (dell’ex assessore e consigliere Luca Pasqualini) Giuseppe Corleto aveva chiesto che non venissero utilizzate le intercettazioni che coinvolgono il senatore della Lega (all’epoca dei fatti deputato) Roberto Marti, nei cui riguardi si procede separatamente, perché non autorizzate: l’iscrizione di quest’ultimo nel registro degli indagati è avvenuta nel 2017, ma le conversazioni risalgono al 2014.

Accolta una sola eccezione circa l’acquisizione delle informative della Guardia di Finanza, soprattutto quelle relative al servizio di osservazione disposto nei comitati elettorali, perché non possono entrare nel processo come atti irripetibili.

In aula si ritornerà il 13 maggio per l’ascolto dei primi quattro testi dei pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci. Davanti ai giudici parleranno l’uomo che avrebbe pagato a caro prezzo, con un’aggressione fisica, il fatto di aver denunciato gli abusi e sua moglie; poi prenderanno la parola l’avvocato Sandra Zappatore, nelle vesti di coordinatore generale di Arca Sud Salento (già Istituto Autonomo Case Popolari) e la funzionaria della Regione Puglia Anna Rita Delgiudice.

L’udienza inizierà alle 12 nella aula della Corte d’Assise del Tribunale di Lecce (per indisponibilità dell’aula bunker del carcere dove era stato trasferito il processo perché più capiente).

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