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La confessione: “Rubavamo alcolici per ubriacarci e fare regali ai parenti in Romania”

Hanno ammesso gli addebiti due dei tre giovani finiti ai domiciliari tre giorni fa per una serie di furti nei supermercati di Lecce e provincia. Il più giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere

LECCE - Con una parte di bottiglie di superalcolici rubate si sarebbero ubriacati, la parte restante invece l’avrebbero spedita ai parenti in Romania in occasioni di matrimoni e feste di altro tipo. E’ quanto hanno raccontato Laurentiu Marius Mititica, 32 anni, e la coetanea Andreea Florentina Dragan, residenti a Lecce, durante l’interrogatorio di garanzia che si è tenuto ieri mattina davanti al giudice Cinzia Vergine. Alla presenza del loro avvocato Davide Pastore, i due indagati, finiti ai domiciliari tre giorni fa, hanno risposto alle domande del gip, ammettendo tutti gli addebiti e dichiarandosi pentiti.

Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere Robert Cristian Soceanu, di 19 anni, ritenuto dall’accusa responsabile di 8 degli undici furti di alcolici costosi, come champagne, rum e whisky, avvenuti, tra giugno e settembre dello scorso anno, nei supermercati di Lecce, Poggiardo, Uggiano La Chiesa, Martano, Minervino Di Lecce, San Cassiano, Otranto, Maglie, Nardò per un valore totale di circa tremila euro.

Uno di questi colpi, quello del 5 settembre scorso, ai danni del Conad di via Unità d’Italia, a Poggiardo, sfumò proprio grazie al fatto che il 19enne fu arrestato in flagranza di reato dei carabinieri del posto.

Sempre a Soceanu è attribuito anche il furto di dodici chili di parmigiano reggiano dal valore di 150 euro prelevato due giorni prima dagli scaffali dell’Eurospin, in via Alimini, a Otranto.

Il ragazzo in questo caso avrebbe agito con il fratello di Laurentiu Marius Mititica, Mihai, di 34 anni, destinatario anche lui dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, ma al momento ancora irreperibile.

Il modus operandi sarebbe stato il seguente: rimuovere le etichette antitaccheggio dalle bottiglie, metterle in uno zaino, e presentarsi in cassa con merce di basso valore come una bottiglia d’acqua.

Fondamentali a chiudere il cerchio sulla banda sono stati i filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza degli esercizi commerciali visionati dai militari dell'Arma di Lecce e dagli agenti commissariato di Nardò, e il materiale (informatico e gli indumenti) trovato durante le perquisizioni svolte in casa dei sospettati.

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