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La lite, poi gli spari contro l’abitazione di una coppia, 31enne finisce al banco degli imputati

Si discuterà il 23 giugno il processo con rito abbreviato nei riguardi di Bajram Bajrusi ritenuto responsabile dell’episodio avvenuto lo scorso 29 ottobre nella marina di Casalabate, a Squinzano

SQUINZANO - Si aprirà il 23 giugno il processo in abbreviato nei riguardi di Bajram Bajrusi, croato di 31 anni residente a Casalabate (marina di Squinzano), accusato di aver esploso quattro colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione di una coppia di concittadini, e di aver sfondato il cancello con un’autovettura, lo scorso 29 ottobre.

Tentate lesioni aggravate e minaccia grave sono le accuse che l’imputato dovrà respingere dinanzi al giudice Marcello Rizzo che oggi, al termine dell’udienza preliminare, ha accolto la richiesta di procedere col rito speciale avanzata dall’avvocato difensore Raffaele Benfatto e quella dei coniugi di costituirsi parte civile con gli avvocati Tommaso Stefanizzo e Maria Azzurra Ciccarese.

Secondo le indagini, condotte dal pm Stefania Mininni con i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Campi Salentina, tutto sarebbe partito da una lite per motivi legati all’immobile delle vittime e in seguito alla quale Bajrusi sarebbe tornato sul posto con una Fiat 600 rossa (risultata in uso alla sua fidanzata). “Ve ne dovete andare da questa casa, avete capito? Qui comando io”, avrebbe tuonato per poi premere il grilletto contro il proprietario di casa che in quel momento si trovava in giardino.

Sei giorni dopo, il 31enne finì in carcere, ottenendo i domiciliari con braccialetto elettronico in seguito all’interrogatorio di garanzia, durante il quale negò gli addebiti. In particolare fu questa la versione resa davanti al giudice Sergio Tosi, la stessa che sosterrà anche durante il processo: quel giorno doveva incontrare la coppia per discutere di un prestito legato alla demolizione di un’auto, ma a causa del suo ritardo all’appuntamento sarebbe stato aggredito e costretto a scappare via; nella fuga avrebbe compiuto una manovra azzardata urtando così il cancello.

Insomma, secondo la difesa, non fu lui a esplodere quei colpi, tant’è che nessun bossolo fu trovato in giardino e neppure sulla vettura abbandonata dall’indagato nelle vicinanze, e ci sarebbero incongruenze e anomalie nel racconto dei coniugi come quella di aver chiamato le forze dell’ordine solo quattro ore dopo la presunta aggressione.

Ora starà al giudice Rizzo stabilire come siano andate realmente le cose.

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