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Sabato, 25 Giugno 2022
Cronaca

Mafia, droga ed estorsioni, chiusa l’inchiesta sul clan Briganti: 23 indagati

Ultimati gli accertamenti della Procura sull’organizzazione attiva nella zona 167 di Lecce. Stralciate due posizioni. L’associazione mafiosa contestata a sei persone. Tra queste non c’è l'uomo ritenuto "il capo indiscusso"

LECCE - Chiusa l’inchiesta sul clan “Briganti” smantellato lo scorso aprile con l’operazione “Game Over” della squadra mobile di Lecce. Nell’avviso di conclusione, gli indagati da 25 diventano 23. Si tratta delle 17 persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marcello Rizzo: Senad Amethovic, 29enne; Fabio Briganti, 50enne; Pasquale Briganti detto “Maurizio”, 52enne di Lecce; Aleandro Capone, 26enne; Francesco Capone detto “Checco o Facciune”, 28enne; Daniele De Vergori, 22enne; Carlo Gaetani detto “Carletto” 37enne; Giuseppe Guido, 32enne; Sergio Marti, 48enne; Giorgio Piccinno, 32enne; Nicola Pinto detto “Nico”, 34enne; Gianluca Stella detto “Luca o Ciotta”, 32enne; Carlo Zecca, 33enne. Tutti residenti a Lecce, tranne Marti che risiede a Giorgilorio (Surbo) e Piccino che risiede a Maglie;Nicolò Greco, 23enne; Domenico Persano detto “Mimmo”, 62enne; Enzo Quaranta, 36enne; Silvia Renna, 29enne. Tutti residenti a Lecce.

Il giorno del blitz, i primi 13 finirono in carcere, gli altri ai domiciliari.

Oltre a questi, l’atto firmato dalla sostituta procuratrice Giovanna Cannarile, è stato notificato anche ad altre sei persone (indagate a piede libero): Nicolò Capone, detto “Nicolò piccolo”, 24enne; Maurizio Elia, 45enne; Giovanni Laera, 63enne; Giampiero Schipa, detto “Giampi”, 58enne; Daniele Sergi, 29enne; Simone Zimari, 32enne. Tutti di Lecce, tranne Laera, residente a Lizzanello e Sergi, residente a Corsano. 

Sono state invece stralciate le posizioni di Carmen Carmen Blago, 48enne, convivente di Maurizio Briganti e di Nicola Greco, detto “Nico o zio Nicola”, 51enne, nei riguardi dei quali inizialmente era ipotizzata l’accusa di associazione mafiosa. Questo reato è rimasto in piedi solo per Fabio Briganti, Aleandro Capone, Francesco Capone, Daniele De Vergori, Gaetani, Marti e Zecca e non è contestato a Maurizio Briganti che pure viene ritenuto dagli inquirenti “capo indiscusso del clan”, già condannato quattro volte per associazione mafiosa con sentenze irrevocabili (il 7 ottobre del 2000, il 7 marzo del 2006, il 22 luglio del 2016 e il 4 aprile del 2019 e di recente con la sentenza emessa in abbreviato l’11 giugno del 2021 nel maxi processo scaturito dall’operazione “Final Blow”).

Stando alle indagini, avviate nell’estate del 2019, l’organizzazione - che porta il suo nome e il cui cuore pulsante sarebbe la zona “Le vele”, nella 167 B del capoluogo – avrebbe fatto affari nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni a imprenditori e ambulanti che operavano nella zona dello stadio comunale di via Del Mare, in occasione di incontri di calcio e di eventi musicali e per gestire i parcheggi abusivi durante queste manifestazioni, adottando anche metodi violenti con "i responsabilii di infamità". Secondo le carte dell'inchiesta, tra i promotori del gruppo che si sarebbe avvalso anche di armi da guerra, Marti (cognato di Maurizio Briganti) avrebbe dispensato consigli ai sodali riguardo azioni violente, come quella del tentato omicidio di Riccardo Savoia (i cui dettagli sono riportati in un precedente articolo).

Ora gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere  di essere interrogati o produrre memorie difensive, prima che il pm eserciti l'azione penale, attraverso gli avvocati Benedetto Scippa, Paolo Cantelmo, Ladislao Massari, Angelo Vetrugno, Raffaele Benfatto, Antonio Savoia, Salvatore Rollo, Marco Caiaffa, Giuseppe De Luca, Ilario Manco, Mariangela Calò, Giancarlo Dei Lazzaretti, Giuseppe Presicce, Francesco Verigine, Alberto Corvaglia, Dimitri Conte, Pantaleo Cannoletta, Lucia Longo, David Alemanno.

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