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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

Progetto di consolidamento della scogliera del Ciolo, tre assoluzioni

Emesso nella tarda serata di ieri il verdetto d’appello nei riguardi degli unici tre imputati che furono condannati in primo grado. Per il presidente Lariccia: “Il fatto non sussiste”

LECCE - Erano stati condannati per presunti illeciti legati al progetto di consolidamento della scogliera del “Ciolo”, ma il processo d’appello ha sancito che “il fatto non sussiste”. E’ stato dunque un verdetto assolutorio quello emesso ieri, in tarda serata, nei riguardi di Daniele Polimeno, 65 anni, di Spongano, nelle vesti di responsabile del settore Pianificazione territoriale del Comune di Gagliano, Primo Stasi, 64enne leccese, legale rappresentante e amministratore unico della “Etacons”; e Fulvio Epifani, 70 anni, originario di Ostuni e residente ad Arona (in provincia di Novara), legale rappresentante della Siscom, la società appaltatrice dei lavori. Per i tre - il primo, già giudicato in ordinario, gli altri due in abbreviato - il presidente Nicola Lariccia aveva fissato un’udienza comune  per le rispettive discussioni e decisioni.

Bisognerà attendere novanta giorni per conoscere le ragioni che hanno portato la Corte a respingere la richiesta della Procura generale di confermare le pene (che per Polimeno era di sei mesi d’arresto e 40 mila euro di risarcimento alle parti civili: 20mila a Legambiente e altrettante a Italia Nostra) e ad accogliere la tesi degli avvocati difensori Stefano De Francesco, Luca Vergine e Andrea Sambati.

Altri 5 imputati erano riusciti ad ottenere l’assoluzione già in primo grado, con la formula per “non aver commesso il fatto”. Stiamo parlando di: Daniele Accoto, 50 anni, di San Cassiano, in qualità responsabile del settore Pianificazione territoriale del Comune di Gagliano del Capo; Emanuela Torsello ed Ippazio Fersini, 59 e 67 anni, di Alessano e di Gagliano del Capo, componenti dell’associazione temporanea di professionisti incaricati nel redigere il piano dei servizi tecnici di progettazione e della direzione dei lavori;  accusati a vario titolo di distruzione o deturpamento di bellezze naturali e abusivismo edilizio; Vincenzo Moretti, 60 anni di Bari e Caterina Di Bitonto, 47enne di Barletta, funzionario e dirigente dell'ufficio programmazione della politiche energetiche Via/Vas  della Regione, ai quali era contestato il falso ideologico.

A difenderli ci avevano pensato gli avvocati Riccardo Giannuzzi e Francesco Nutricati.

Si chiude così l’inchiesta, partita da un esposto di Legambiente, coordinata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e dall’allora pubblico ministero Antonio Negro, e condotta dal Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale.

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