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Scontri No-Tap, arriva la sentenza in tre processi con novantadue imputati

Si è chiusa questa mattina nell’aula bunker del carcere di Lecce la battaglia giudiziaria che vedeva sott’accusa un centinaio di protestanti per episodi avvenuti tra il 2017 e il 2018. Diverse le assoluzioni

LECCE - Dalla lotta al gasdotto Tap a quella nelle aule di giustizia. E’ qui che al banco degli imputati erano finiti un centinaio di protestanti che oggi, dopo tre anni dai fatti, hanno terminato la battaglia quanto meno quella giudiziaria. Diverse le assoluzioni emesse dal giudice Pietro Baffa nell’aula bunker del carcere di Lecce, soprattutto nell’ambito di uno dei tre procedimenti finiti alla sua attenzione, quello che riguardava 55 persone accusate di aver violato, il 9 dicembre del 2017, il divieto d’accesso nelle aree adiacenti il cantiere Tap, stabilito con ordinanza del Prefetto di Lecce un mese prima per motivi di ordine e sicurezza pubblica, partecipando a una manifestazione di protesta. In 16 sono stati condannati a tre mesi di arresto, un imputato a cinque mesi di arresto e tutti gli altri sono stati assolti “per non aver commesso il fatto”.

Quanto agli altri due processi, uno riguardava una serie di episodi avvenuti tra il 2017 e il 2018: dal lancio di uova piene di vernice contro la sede della multinazionale e contro gli agenti di polizia alle offese indirizzate a Matteo Salvini e alle forze dell’ordine, durante la visita del 15 febbraio del 2018, presso l’azienda Olearia Alèa di Martano; dai “muri umani” organizzati per impedire ai lavoratori e ai mezzi della società di raggiungere il cantiere al mancato rispetto del provvedimento con il quale il Questore imponeva il divieto di avvicinamento nei comuni di Melendugno e Lecce, alle scritte sui muri.

Oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, danneggiamenti, getto pericoloso di cose, queste alcune delle accuse contenute nell’inchiesta giunta al capolinea dopo due anni di accertamenti e rispetto alle quali il verdetto del giudice nei riguardi dei 46 imputati è stato il seguente: 2 anni, 4 mesi e 15 giorni di reclusione per Angela Argentiero, 30 anni, di Grottaglie; otto mesi (pena sospesa) per Antonella Bizzarro, 37, di Melendugno; un anno e 11 mesi (pena sospesa) per Ilaria Bonazza, 23, di Muggia (in provincia di Trieste), domiciliata a Lecce;6 mesi e 15 giorni per Roberto Bottamedi, 30 anni, residente a Civezzano (in provincia di Trento); 4 mesi di arresto (pena sospesa) per Marco Caione, 39 anni, di Roma; 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) per Mattia Candido, 21 anni, di Melendugno; 10 mesi di arresto (pena sospesa) per Maria Concetta Cappello, 43 anni, di Scorrano; 2 anni e 2 mesi e 15 giorni per Marco Carati, 32, di Martano; 2 anni e 5 mesi per Stefano Coppola, 48, di Carmiano; 2 anni e 9 mesi per Lorenzo Cortese, 32 anni, di Melissano; un anno e due mesi per Valentino Curlante, 37, di Melendugno; un anno e 8 mesi per Leonardo Curti, 45 anni, di Lecce; tre mesi di arresto (pena sospesa) per Beatrice Maria De Santis, 23, di Calimera; 8 mesi (pena sospesa) per Francesca Di Pietro, 34 anni, di Taranto; un anno, 9 mesi e 15 giorni (pena sospesa) per Andrea Stefania Durante, 30, di Melendugno; 3 mesi di arresto (pena sospesa) per Clara Evangelio, 23, di Melendugno. E ancora:10 mesi per Marina Angela Ferrari, 42, di Lecce; un anno e mezzo per Andrea Ferreri, 45 anni, di Lecce; 2 anni e 1 mese per Simone Fina, 27, di Melendugno; 2 anni, 3 mesi e 15 giorni per Paolo Fiore, 34, di Leverano; 8 mesi (pena sospesa) per Sabine Giese, 56 anni, di Piacenza; 2 anni e 8 mesi per Mauro Greco, 54, di Melendugno; 8 mesi (pena sospesa) per Patrizia Greco, 65 anni, di Lecce; un anno (pena sospesa) per Walter Legittimo, 32, di Lecce; un anno e 10 mesi (pena sospesa) per Elena Lorenzo, 31, di Lizzanello; un anno e mezzo (pena sospesa) per Giuseppina Margherito, 40, di Brindisi; 3 mesi di arresto (pena sospesa) per Alessandro Martella, 34, di Lecce; un anno e 5 mesi (pena sospesa) per Aurora Mingiano, 30, di Lizzanello; 7 mesi e 15 giorni (pena sospesa) per Valentina Minio, 29, di Squinzano; 8 mesi (pena sospesa) per Ivan Mirto, 51, di Martano; 3 anni, 2 mesi e 15 giorni per Giacomo Montefusco, 33 anni, di Martano; un anno e 9 mesi (pena sospesa) per Federico Oliva, 28 anni, di Trepuzzi; un anno (pena sospesa) per Riccardo Palma, 23, di Carpignano Salentino; 6 mesi e 15 giorni per Massimo Passamani, 48 anni, di Rovereto (in provincia di Trento); 2 anni, 10 mesi e 15 giorni per Giulio Patarnello, 27 anni, di Lequile; 2 anni per Saverio Pellegrino, 54, di Lecce; 10 mesi (pena sospesa) per Alice Persano, 33 anni, di Longiano (provincia di Forlì); 2 anni e mezzo per Andrea Pizzuto, 22, di Borgagne (frazione di Melendugno); 8 mesi (pena sospesa) per Giuliana Ratano, 35 anni, di Lecce; 8 mesi, 15 giorni (pena sospesa) per Ferruccio Rizzo, 33 anni, di Lecce; un anno e 8 mesi per Luca Romeo, 41 anni, di Melendugno; 8 mesi (pena sospesa) per Lucia Sampere, 32, di Alessano; un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Francesco Serafini, 41 anni, di Melendugno; 10 mesi (pena sospesa) per Silvia Spadina, 22 anni, di Verona; 8 mesi (pena sospesa) per Antonia Tommasi, 58 anni, di San Foca; 10 mesi (pena sospesa) per Anna Maria Vergari, 62, di Soleto.

Quanto al terzo processo, in 25, invece, rispondevano di aver violato il divieto di presentarsi nel comune di Melendugno per un periodo di tre anni emesso dal Questore, di aver danneggiato le recinzioni che delimitano l’area del cantiere, e di aver offeso il decoro e il prestigio delle forze dell’ordine impegnate a garantire lo svolgimento dei lavori, puntando contro queste dito medio e corna. Sono stati riconosciuti tutti responsabili dei reati contestati (eccetto quello di aver imbrattato con bombolette spray le barriere “new jersey” attribuito ad alcuni di loro, per il quale è stato disposto il non luogo a procedere per assenza di querela) con condanne che vanno da otto mesi e 15 giorni di reclusione a 2 mesi di arresto.

Con le sentenze, il giudice Baffa ha inoltre disposto il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede a Tap, parte civile al processo.

Facevano parte del collegio difensivo gli avvocati: Francesco Calabro, Giuseppe Milli, Alessandro Calò, Carlo Sariconi, Elena Papadia, Gianpaolo Potì e Annette Nahi.

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