Il sindaco di Scorrano: “Sempre agito nella legalità. Mai fatto accordi con gruppi criminali”

Ha parlato per un’ora e mezzo col pm, Guido Stefanelli, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Sono rimasti invece a bocca chiusa davanti al gip, la maggior parte degli arrestati finiti nel blitz “Tornado” dei carabinieri

Nella foto, un momento della conferenza stampa dei giorni scorsi.

LECCE - Giornata d’interrogatori quella di oggi, disposti nell’ambito dell’inchiesta che all’alba di lunedì come a un “Tornado” ha fatto saltare in aria un’organizzazione criminale portando in carcere 20 persone e 10 ai domiciliari.  A rimanere a bocca chiusa davanti al gip Sergio Tosi sono rimasti gran parte degli arrestati. Tra questi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere (attraverso l’avvocato Mario Blandolino) Giuseppe Amato, detto “Padreterno” e il figlio Francesco ritenuti proprio al vertice del sodalizio impegnato principalmente nel mercato della droga, con disponibilità di armi ed esplosivi, ma che avrebbe fatto della “violenza” lo strumento principale per tenere sotto scacco Maglie e dintorni.

Ha parlato, invece, a lungo, per circa un’ora e mezzo davanti al pubblico ministero Maria Vallefuoco, per respingere l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa (per la quale è indagato a piede libero), il sindaco di Scorrano Guido Stefanelli. “Faccio politica da trent’anni e conosco ogni singola persona del mio paese. Ho certamente chiesto il voto a tutti in campagna elettorale, ma mai a gruppi criminali in cambio di favori”. Insomma, stando alle spiegazioni rese al magistrato dal primo cittadino, alla presenza dell’avvocato difensore Luigi Corvaglia, il politico non ebbe alcun appoggio dal gruppo Amato alle elezioni amministrative del 2017 e alle politiche del 4 marzo 2018, con riferimento alla candidatura di Luciano Cariddi al Senato (in corsa per il centrodestra nella circoscrizione comprendente, tra gli altri, anche il Comune di Scorrano) in cambio della promessa della gestione del Parco comunale La Favorita e dei parcheggi a pagamento comunali. Riguardo ai parcheggi, in particolare, Stefanelli ha dichiarato che non c’è mai stata neppure l’idea di realizzarli.

A quanto emerso dalle indagini, in particolare dall’ascolto delle conversazioni captate nei riguardi di alcuni presunti sodali ed evidenziate (nella nota interlocutoria del 23 aprile 2018) dagli uomini della polizia giudiziaria, i contatti tra il primo cittadino e l’organizzazione criminale sarebbero avvenuti soprattutto attraverso Massimiliano Filippo, (anche questo indagato nello stesso procedimento), dipendente come cuoco nella cooperativa “Nuova Era” di Scorrano, (amministrata da Stefanelli) ed erano finalizzati proprio alla gestione del Parco. Secondo l’accusa, i piani furono sconvolti in parte dagli equilibri politici nel Consiglio comunale e per ostacoli di natura burocratica. La cosa non andò affatto giù al clan, tant’è che Francesco Amato, il 22 aprile di un anno fa, si sarebbe presentato ad un appuntamento col primo cittadino armato di fucile. Si tratterebbe dell’arma trovata sei giorni dopo in casa di Matteo Rizzo: un Beretta calibro 12 rubato. Ma anche questa circostanza è stata categoricamente smentita da Stefanelli: ha ammesso di aver partecipato a quell’incontro proprio per chiarire che su “La Favorita” c’erano questioni aperte col precedente gestore e che comunque il suo futuro sarebbe stato deciso attraverso un bando pubblico e ha negato di aver visto un fucile, così come ha chiarito di non aver mai denunciato attentati, non per omertà, ma perché mai subiti. L’unico reato di cui ha detto di essere stato vittima riguarda il furto dell’auto regolarmente segnalato alle forze dell’ordine.  

Dal tenore dei colloqui tra gli indagati, invece, secondo il giudice Tosi, c’era un legame tra il sindaco e il gruppo. Amato, parlando con un indagato afferma: “Io ho detto io la Favorita non la voglio… adesso gliel’ho detto… non me lo prendo… ma se non lo prendo io non lo prende nessuno. Adesso gliel’ho detto…”. In alcune conversazioni si fa riferimento al costo del voto, 70 euro, in altre alle “conquiste” da far pesare al numero uno del Palazzo della città: “…ma tu gliel’hai detto, come ti abbiamo fatto salire, ti facciamo scendere…”

Per Stefanelli, nessuna verità in quei dialoghi, ma solo chiacchere e millanteria.

E ancora, riguardo al bacio ricevuto alla festa patronale da Francesco Amato, di cui lo stesso sindaco riferisce a un interlocutore, ridendoci sopra (…se mi hanno fatto la foto…”), ha spiegato che non poté evitarlo: “Fu lui ad avvicinarsi e a salutarmi in quel modo. Cosa avrei dovuto fare?”.

Proseguiranno domani mattina gli altri interrogatori agli arrestati finiti nel blitz.

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