Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Piazza Sant'Oronzo

Tecnova, è ancora caos. Immigrati del fotovoltaico reclamano straordinari

Gli operai impiegati a suo tempo nei cantieri salentini, si appellano alle istituzioni ed al tribunale: “Vogliamo i nostri soldi”. Il giudice fallimentare di Brindisi assicura, però, tempi rapidi per la liquidazione del Tfr

La protesta degli immigrati questa mattina in Piazza Sant'Oronzo

 

LECCE - Ritorna in scena, in piazza Sant’Oronzo a Lecce, l’annosa vertenza degli operai Tecnova: dopo il fallimento della multinazionale spagnola insediata nel settore fotovoltaico salentino, con cantieri sparsi tra la provincia di Lecce ed il brindisino, i lavoratori extracomunitari riaccendono la protesta.

Il casus belli riguarda sempre i pagamenti arretrati sugli straordinari ed il trattamento di fine rapporto dopo la cessazione delle attività nel 2011. Sullo sfondo rimane, però, “l’amaro in bocca” per il capo d’accusa di riduzione in schiavitù, contestato all’azienda ma annullato dal Tribunale del riesame nell’ambito di un’inchiesta che ha visto coinvolte 15 persone tra soci, amministratori, e capi cantiere della società italo-spagnola con sede legale a Brindisi.

Il lavoro su quei cantieri dell’energia rinnovabile rimane come una macchia indelebile nel passato di oltre 600 operai, spiegano gli interessati. Per via di quell’attività svolta nei parchi che “non conosceva feste né condizioni climatiche avverse e necessità di riposo, svolta in condizioni quasi disumane”, ripete oggi come allora la sindacalista Ugl Veronica Merico, dopo mesi trascorsi in trincea per difendere i diritti degli immigrati. Giocando una partita che sembrava ormai chiusa.

Ma la paura ritorna. Serpeggia durante la manifestazione odierna ed ha il volto di una consistente perdita economica, se quella cifra che comprende straordinari e rossi di calendario, variabile per ciascuno, non dovesse essere mai restituita. Così  nel novembre del 2012, dopo quasi due anni di tavoli, vertici, accordi, denunce e scandali riguardanti presunte irregolarità sui cantieri, risulta ancora necessario scendere in strada per manifestare il disagio, sensibilizzare istituzioni e tribunali.

“Abbiamo già depositato tutti i ricorsi presso il tribunale di Brindisi per rivalerci sull’associazione temporanea di imprese Ati, di cui fanno parte Ohl e Proener, anello della catena d’appalti e responsabile in solido al posto della fallita Tecnova. – spiega la Merico – Il problema è che questa aziende non vogliono riconoscere il rapporto di lavoro, mentre noi cerchiamo di sensibilizzarle ad un atteggiamento di maggiore responsabilità nei confronti di tutti i lavoratori”. Fuori dai giochi risulta, invece, il fondo d’investimento Global Solar Fund che nell’estate dello scorso anno ha provveduto a risarcire gli operai che reclamavano tre mensilità di stipendio arretrate. Il fondo lussemburghese liquidò gli assegni in due tranche che coprivano una prima fetta di lavoratori, 470 in tutto, e poi gli ultimi 160, meno fortunati perché giunti in ritardo sul tavolo delle trattative.

Tempi più celeri e certi, invece, sono stati assicurati per l’erogazione del Tfr dal giudice fallimentare di Brindisi (ultimo e ormai unico interlocutore al posto dei vertici di Tecnova) che oggi ha incontrato i lavoratori giunti in corteo. Gli strascichi della vertenza Tecnova non sembrano aver portato molta fortuna agli stessi operai che su quei cantieri, nonostante le promesse iniziali, non sono mai tornati. “I lavori continuano da qualche parte mentre alcune aree sono state sequestrate, ma con nuove persone al soldo delle imprese”, conferma la sindacalista Ugl. Quell’ipotesi di costituire una cooperativa che impiegasse i reduci di Tecnova sui medesimi cantieri, nata sui tavoli di Confindustria Lecce, “è morta lì”. Così oltre il fotovoltaico è rimasta la disoccupazione. 

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