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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Violenza sessuale

Tredicenne molestata in casa: condannato a sei anni di reclusione il patrigno

Emesso il verdetto nei riguardi di un 44enne di Giurdignano accusato di aver abusato della figlia della convivente, in più occasioni, per due anni. Ma per la difesa, il processo non si è svolto regolarmente

LECCE - E’ stato condannato a sei anni di reclusione con l’accusa di aver molestato in più occasioni la figlia della sua convivente che all’epoca dei fatti aveva 13 anni. Gli abusi si sarebbero verificati, dal 2014 al 2016,  nel periodo in cui l’uomo, un 44enne originario di Giurdignano, si trovava ai domiciliari, approfittando dei momenti di assenza della compagna.

All’esito del dibattimento, durante il quale sono stati ascoltati sia la presunta vittima, parte civile con l’avvocato Rocco Rizzello, che l’imputato, la pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Luigi Mastroniani, aveva invocato l’assoluzione.

D’avviso opposto, però, è stata la prima sezione penale del tribunale di Lecce, composta dal presidente Fabrizio Malagnino e a latere, i colleghi Maddalena Torelli e Michele Guarini, che ha pronunciato un verdetto di colpevolezza, al termine di un processo nel quale non sono mancati attriti.

In particolare, l’avvocato difensore Fulvio Pedone, ieri, a poche ore dalla decisione dei giudici, aveva rinunciato al mandato fiduciario per lamentare una gestione da parte del presidente del collegio, ritenuta gravemente limitativa dei diritti e delle prerogative della difesa.

“La decisone è stata assunta in quanto il presidente Malagnino ha, dapprima interrotto lo svolgimento del controesame della persona offesa, poi ha negato immotivatamente di sottoporre l’imputato all’ammesso esame dibattimentale”, ha dichiarato il legale secondo il quale si tratta di un atteggiamento inaccettabile che dimostra la totale mancanza di rispetto per le prerogative istituzionali della difesa e della sua pubblica funzione nel processo.

“A chiedere l’esame dell’imputato è stato alla fine addirittura il pubblico ministero, prima di chiedere l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non sussiste”, ha incalzato l’avvocato Pedone che nei prossimi giorni riprenderà il mandato e presenterà ricorso in Appello, non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro sessanta giorni) con la quale è stato riconosciuto anche il risarcimento del danno alla parte civile per trentamila euro.

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