Triplice omicidio di Cursi, l’assassino sarà processato in abbreviato

E’ stata accolta la richiesta di rito alternativo che consentirà a Roberto Pappadà di beneficiare della riduzione di un terzo della pena. L’episodio, lo scorso 28 settembre, in via Tevere

CURSI - Un’esecuzione che lasciò senza fiato il Salento. Tre vite spezzate in una notte d’autunno dalla furia cieca del vicino di casa che non tollerava la loro auto parcheggiata davanti al portone. Una rabbia accumulata nel tempo, quella di Roberto Pappadà, 57 anni, di Cursi, che armata di pistola trovò sfogo nel sangue: con due colpi (uno alla tempia, l’altro al petto) freddò Andrea Marti, di 36 anni, poi il padre Francesco Antonio, di 63, e la zia Maria Assunta Quarta, di 55, che morì durante il trasporto in ospedale.

Di questa strage, compiuta lo scorso 28 settembre in via Tevere a Cursi, l’assassino reo confesso ne risponderà il 19 giugno nel processo che gli consentirà di beneficiare della riduzione di un terzo della pena. Lo ha stabilito oggi il giudice Simona Panzera, chiamato a decidere sulla richiesta di abbreviato formulata attraverso l’avvocato difensore Nicola Leo. PAPPADA' ROBERTO-2-2-2

All’istanza si erano opposti i legali dei quattro familiari delle vittime (che oggi si sono costituiti parte civile, invocando richieste risarcitorie per un milione di euro ciascuno), gli avvocati Arcangelo Corvaglia e Marino Giausa, in considerazione della nuova norma che esclude l’ammissione dell’abbreviato per reati punibili con pene fino all’ergastolo. Ma la vicenda in esame è antecedente all’entrata in vigore della legge e quindi l’imputato ha potuto beneficiare del rito alternativo, chiesto proprio in seguito al decreto di giudizio immediato disposto dal gip Carlo Cazzella su richiesta del pubblico ministero Donatina Buffelli, titolare delle indagini.

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Nel processo, Pappadà risponderà di triplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, del tentato omicidio della madre di Andrea Marti, che riuscì a fuggire, riportando solo ferite lievi (la prognosi fu di 10 giorni) e della detenzione illegale dell’arma, un revolver Smith & Wesson calibro 357 magnum, usata per eliminare i vicini.

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