"Abbiamo soccorso i migranti", i tre scafisti si difendono ma restano in carcere

Il gip ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare, ritenendo non credibile la versione dei tre cittadini russi

LECCE – Una storia di tre moderni “Caronte”, accusati di aver condotto sulle nostre coste 50 cittadini extracomunitari di varie nazionalità. Storie di uomini di mare, facce bruciate dal sole e dal sale, sguardo impassibile, abituati a sfidare la vita e soprattutto la morte. Vite da criminali e soprattutto di marinai, gente che ha imparato che il mare sa regalare e sa prendersi tutto. Anche la libertà, come nel loro caso. Restano in carcere Andrei Danilov, Sergey Zhelnovach e Eugeny Stigneev, i tre presunti scafisti russi arrestati lo scorso 12 agosto per aver condotto fino alle coste salentine l’imbarcazione Kalimche, di proprietà di Stigneev, battente bandiera statunitense, con a bordo 50 migranti di nazionalità iraniana ed irachena. Il gip Michele Toriello ha convalidato l’arresto dei tre e disposto la custodia cautelare in carcere in virtù del pericolo di fuga e del concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.

A incastrare il terzetto, oltre alle indagini della Guardia di finanza, le dichiarazioni di uno dei migranti, che agli investigatori ha raccontato come l’imbarcazione sia partita dal porto di Izmir, e di aver pagato il viaggio 7mila dollari. Il migrante ha anche riconosciuto Zhelnovach come uno degli scafisti.

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Secondo il giudice la versione difensiva fornita dai tre arrestati, di aver agito per scopi umanitari, essendosi limitati a soccorrere in mare i migranti che si trovavano su una imbarcazione in avaria, non è credibile. In tal caso, infatti, avrebbero condotto i migranti verso le coste più vicine e avrebbero avvisato le autorità, senza affrontare un viaggio di circa due giorni per condurre i migranti sulle coste italiane.

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