Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

"Abbiamo soccorso i migranti", i tre scafisti si difendono ma restano in carcere

Il gip ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare, ritenendo non credibile la versione dei tre cittadini russi

LECCE – Una storia di tre moderni “Caronte”, accusati di aver condotto sulle nostre coste 50 cittadini extracomunitari di varie nazionalità. Storie di uomini di mare, facce bruciate dal sole e dal sale, sguardo impassibile, abituati a sfidare la vita e soprattutto la morte. Vite da criminali e soprattutto di marinai, gente che ha imparato che il mare sa regalare e sa prendersi tutto. Anche la libertà, come nel loro caso. Restano in carcere Andrei Danilov, Sergey Zhelnovach e Eugeny Stigneev, i tre presunti scafisti russi arrestati lo scorso 12 agosto per aver condotto fino alle coste salentine l’imbarcazione Kalimche, di proprietà di Stigneev, battente bandiera statunitense, con a bordo 50 migranti di nazionalità iraniana ed irachena. Il gip Michele Toriello ha convalidato l’arresto dei tre e disposto la custodia cautelare in carcere in virtù del pericolo di fuga e del concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.

A incastrare il terzetto, oltre alle indagini della Guardia di finanza, le dichiarazioni di uno dei migranti, che agli investigatori ha raccontato come l’imbarcazione sia partita dal porto di Izmir, e di aver pagato il viaggio 7mila dollari. Il migrante ha anche riconosciuto Zhelnovach come uno degli scafisti.

Secondo il giudice la versione difensiva fornita dai tre arrestati, di aver agito per scopi umanitari, essendosi limitati a soccorrere in mare i migranti che si trovavano su una imbarcazione in avaria, non è credibile. In tal caso, infatti, avrebbero condotto i migranti verso le coste più vicine e avrebbero avvisato le autorità, senza affrontare un viaggio di circa due giorni per condurre i migranti sulle coste italiane.

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