Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Vernole

Abusi per ricostruire il lido distrutto dall’incendio, due assoluzioni

Si è chiuso così con un verdetto di non colpevolezza il processo sui lavori realizzati nel “Buena Ventura”, lo stabilimento balneare, sul litorale di Vernole, in località Le Fontanelle, in seguito all'incendio del 2017

VERNOLE - Assolti “perché il fatto non costituisce reato”: si è chiuso così con un verdetto di non colpevolezza il processo sui lavori realizzati nel “Buena Ventura”, lo stabilimento balneare, sul litorale di Vernole, in località Le Fontanelle, in seguito al suo incendio, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 marzo del 2017. La sentenza è stata emessa dalla giudice della seconda sezione penale del tribunale di Lecce Valeria Fedele nei riguardi di Fernanda Esposito, 43enne di Vernole, titolare della ditta esecutrice dei lavori e Gabriele Bray, 36enne, residente a Martignano, progettista.

Il lido fu sequestrato il 2 marzo del 2018 dal personale della Guardia costiera di Gallipoli con i colleghi dell’ufficio demanio di San Cataldo, su disposizione del giudice Michele Toriello, in base ad accertamenti che avevano rilevato violazioni alle norme demaniali, urbanistiche e paesaggistiche. In particolare, ci sarebbe stata una variazione non autorizzata della posizione e della consistenza delle superfici coperte, un ampliamento oltre quanto permesso del locale adibito a bar, l'occupazione di superfici demaniali oltre quella autorizzata per circa 120 metri quadrati tramite la posa di pedane in legno. Non sarebbe stata rispettata, inoltre, la prescrizione paesaggistiche che imponeva la tutela della superficie dunale con il rispetto di una certa distanza nella realizzazione della struttura.

Nelle motivazioni depositate contestualmente al verdetto, si osserva che “gli esiti dell’istruttoria dibattimentale non consentono di pervenire con tranquillante certezza ad una pronuncia di penale responsabilità degli imputati”.

Ascoltato durante il processo Bray chiarì la sua posizione e in merito al reato di falso, ipotizzato nei suoi riguardi, la giudice ha ritenuto che è invece emersa la sua volontà di intraprendere una interlocuzione col Comune in relazione ai titoli necessari per i lavori progettati e dai quali fu estromesso, qualche giorno dopo aver ricevuto il mandato, per contrasti con la committenza.

Quanto ai reati edilizi e paesaggistici, contestati a entrambi gli imputati, la giudice riferendosi alla giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha fatto presente che “né Bray né Esposito abbiano consapevolmente fornito un apporto causalmente rilevante alla perpetrazione degli illeciti per i quali deve riconoscersi la responsabilità del solo Sirio Palumbo (il committente, ndr) quale peraltro risulta aver definito in primo grado la sua posizione con una sentenza di patteggiamento.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Davide Pastore e Dario Congedo.

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