Abusi sulla figlia 13enne per denaro o sotto minaccia, ridotta la condanna

L’uomo avrebbe chiesto alla figlia prestazioni sessuali, ricattandola e minacciandola. I fatti contestati tra il 2013 e il 2017

LECCE – Sconto di pena in secondo grado per il 46enne di Alezio accusato di aver abusato o tentato di abusare della figlia da quando aveva solo 13 anni. La sentenza è stata emessa nella tarda serata di giovedì dai giudici della Corte d’appello, che hanno ridotto la condanna da 12 a dieci anni, accogliendo uno dei motivi d’appello dall’avvocato Giampiero Tramacere, che attenderà il deposito delle motivazioni per proporre appello in Cassazione. A rappresentare la minore come parte civile l'avvocato Francesco Calabro.

L’uomo avrebbe chiesto alla figlia prestazioni sessuali, ricattandola e minacciandola, ottenendo in molti casi solo il rifiuto della ragazza, che ha subito negli anni (tra il 2013 e il gennaio del 2017) violenze fisiche e psicologiche terribili. Il 46enne è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale continuata, aggravata perché commessa dal genitore ai danni di un minore. Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile di Lecce.

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Per anni la vittima ha subito in silenzio, schiacciata dalla paura e dalla vergogna (tanto da maturare propositi suicidi e autolesionistici), senza avere il coraggio di raccontare alla madre cosa accadeva quando lei si assentava. E’ stata una sua amica, con cui si è confidata, a convincerla a denunciare. Da lì si è sviluppata l’indagine coordinata dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci. A “incastrare” il padre violento, anche alcuni registrazioni fatte con il telefono dalla cellulare dalla figlia, poi acquisite agli atti dell’inchiesta, in cui si sente chiaramente il 45enne chiedere alla vittima prestazioni sessuali in cambio di denaro per acquistare prodotti che le servivano. Fatti poi confermati anche i sede di ascolto protetto dinanzi al Tribunale per i minorenni.

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