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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Gallipoli

Abusivismo edilizio nel lido Zen: in dieci finiscono a processo

La giudice Proto ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio scaturita dall’inchiesta che nel febbraio del 2020 sfociò nel sequestro della struttura a Gallipoli. Tra gli imputati, anche ex dirigenti e funzionari del Comune

GALLIPOLI - Inizierà il 3 febbraio il processo sui presunti abusi edilizi nel lido Zen, in località Baia Verde, a Gallipoli, sequestrato nel febbraio del 2020 dal personale della Capitaneria di porto, su disposizione del giudice Michele Toriello. Lo ha deciso la giudice Giulia Proto che oggi ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procuratrice aggiunta Elsa Valeria Mignone nei riguardi di dieci imputati.

In particolare, dovranno rispondere di abuso d’ufficio e falsità ideologica, gli ex dirigenti e attuali funzionari dell’ufficio tecnico e della sezione demanio del Comune, per aver rilasciato sistematicamente assensi, ritenuti dagli inquirenti illegittimi, poiché in violazione degli strumenti urbanistici vigenti e della normativa statale e regionale: Vincenzo Schirosi, 68, di Gallipoli, responsabile del procedimento; Giuseppe Cataldi, 65 anni, di Gallipoli, Sergio Leone, 65 anni, di Taviano; Laura Rella, 65 anni e Paola Vitali, 39 anni, entrambe residenti a Matino.

Oltre a questi, dovranno presentarsi davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce anche i legali rappresentanti della società che negli anni ha gestito il lido e che si sono succeduti nel tempo: Brunella Rausa, 56 anni, di Casarano; Emanuele Casciaro, 41, di Taviano, anche in qualità di committente dei lavori; Cesario Faiulo, 54, di Casarano; Angelo Marrella, 50 anni, di Lecce, titolare della società “Icm srl”, proprietaria del terreno dove ricade una parte dello stabilimento balneare; Marco Fumarola, 35 anni, di Gallipoli, in qualità di tecnico progettista e direttore dei lavori.

L’accusa per tutti è quella di aver autorizzato ed effettuato interventi edilizi finalizzati a realizzare la struttura destinata a stabilimento turistico-balneare, ma utilizzata anche come discoteca all’aperto e come location per matrimoni e compleanni, della superficie complessiva di circa 1.856.72 metri quadri (1136.72 metri quadri di area demaniale e 720 metri di area privata), con creazione di imponente manufatto destinato a chiosco-bar, laboratorio, deposito e servizio igienico coperto da grande porticato con due scale in ferro ed ancora di un altro manufatto adibito a servizi igienici-infermeria-docce, camminamenti e pedane. Opere queste che, secondo gli accertamenti svolti dal, sarebbero state costruite, a partire dal 2007, su un’area demaniale marittima in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e soggetta a vincolo idrogeologico in assenza del prescritto permesso di costruire, dei nulla osta delle autorità preposte e dei titoli demaniali rilasciati del Capo del Compartimento.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Michele Reale, Danilo Lorenzo, Viviana Labruzzo, Rocco Donato Rizzello, Francesco Zacà, Luigi Covella, Pompeo De Mitri, Ladislao Massari, Luigi Corvaglia, Giancarlo Zompì e Americo Barba.

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