Abusivismo edilizio, nuove accuse sul lido Zen: dieci indagati

Abuso d’ufficio e falsità ideologica: sono questi gli ulteriori reati mossi nei riguardi degli ex dirigenti e attuali funzionari dell’ufficio tecnico e della sezione demanio del Comune di Gallipoli, coinvolti nell’inchiesta sul noto stabilimento sequestrato a febbraio

GALLIPOLI - Sono state chiuse le indagini preliminari sul lido Zen, in località Baia Verde, a Gallipoli, diventato inaccessibile dallo scorso febbraio, quando gli uomini della Capitaneria di porto posizionarono i sigilli per presunti abusi edilizi. Restano dieci gli indagati, ma per cinque di loro ci sono nuove accuse, oltre a quelle (di distruzione o deturpamento delle bellezze naturali, di violazioni alle leggi sull’edilizia e al Codice della navigazione) già contenute nel decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Michele Toriello.

Abuso d’ufficio e falsità ideologica: sono questi gli ulteriori reati mossi dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone nei riguardi degli ex dirigenti e attuali funzionari dell’ufficio tecnico e della sezione demanio del Comune, coinvolti nell’inchiesta, che avrebbero rilasciato sistematicamente assensi illegittimi, poiché in violazione degli strumenti urbanistici vigenti e della normativa statale e regionale: Vincenzo Schirosi, 68, di Gallipoli, responsabile del procedimento; Giuseppe Cataldi, 65 anni, di Gallipoli, Sergio Leone, 65 anni, di Taviano; Laura Rella, 65 anni e Paola Vitali, 39 anni, entrambe residenti a Matino.

Oltre a questi, l’avviso ha raggiunto nelle scorse ore anche i legali rappresentanti della società che negli anni ha gestito il lido e che si sono succeduti nel tempo: Brunella Rausa, 56 anni, di Casarano; Emanuele Casciaro, 41, di Taviano, anche in qualità di committente dei lavori; Cesario Faiulo, 54, di Casarano; Angelo Marrella, 50 anni, di Lecce, titolare della società “Icm srl”, proprietaria del terreno dove ricade una parte dello stabilimento balneare; Marco Fumarola, 35 anni, di Gallipoli, in qualità di tecnico progettista e direttore dei lavori.

L’accusa comune a tutti gli indagati è quella di aver autorizzato ed effettuato interventi edilizi finalizzati a realizzare una complessa struttura destinata a stabilimento turistico-balneare, ma utilizzata anche come discoteca all’aperto e come location per matrimoni e compleanni, della superficie complessiva di circa 1.856.72 metri quadri (1136.72 metri quadri di area demaniale e 720 metri di area privata), con creazione di imponente manufatto destinato a chiosco-bar, laboratorio, deposito e servizio igienico coperto da grande porticato con due scale in ferro ed ancora altro manufatto adibito a servizi igienici-infermeria-docce, camminamenti e pedane. Opere queste che, secondo gli accertamenti svolti dalla Procura, sarebbero affiorate, a partire dal 2007, su un’area demaniale marittima in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e soggetta a vincolo idrogeologico in assenza del prescritto permesso di costruire, dei nulla osta delle autorità preposte e dei titoli demaniali rilasciati del Capo del Compartimento.

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Ora che l’inchiesta è giunta al termine, imprenditori e dirigenti avranno venti giorni di tempo per respingere gli addebiti, chiedendo di essere interrogati o producendo memorie difensive attraverso gli avvocati Michele Reale, Danilo Lorenzo, Viviana Labruzzo, Rocco Donato Rizzello, Francesco Zacà, Luigi Covella, Pompeo De Mitri, Giancarlo Zompì e Americo Barba.

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