Abuso d'ufficio, Cassazione conferma condanna per l'ex sindaco di Vernole

Si chiude definitivamente la querelle fra l'ex primo cittadino Mario Mangione e il funzionario comunale Giovanni De Giorgi, che fu spostato di ruolo dopo quasi trent'anni a capo dell'ufficio tecnico. Secondo l'accusa, una decisione presa dopo il rigetto di istanze di sanatorie in edilizia

ROMA - A distanza di tre anni esatti dalla prima sentenza, si chiude definitivamente a sfavore dell’ex sindaco di Vernole, Mario Mangione, un’antica e quasi interminabile querelle con Giovanni De Giorgi. Quest’ultimo, già funzionario comunale, all’epoca lo denunciò poiché ritenne di essere stato leso da uno spostamento verso un’altra mansione. Un nuovo incarico, quello affidatogli, ritenuto di livello inferiore, dopo ben ventisette anni di servizio come responsabile dell'ufficio tecnico.

I giudici della sesta sezione della Cassazione hanno quindi rigettato il ricorso presentato da Mangione, confermando la condanna a quattro mesi per abuso d’ufficio. Nel corso della prima sentenza, del giugno del 2011, l’ex primo cittadino era stato condannato a otto mesi a fronte di una richiesta di dieci, avanzata dal pm Angela Rotondano.

In appello, davanti alla seconda sezione penale, il 1° luglio dello scorso anno, il verdetto era stato riformato, scendendo a quattro mesi. Mangione, ovviamente non è rimasto soddisfatto ed ha così deciso così di ricorrere direttamente a Roma, senza però riuscire a spuntarla.

Il sindaco di Vernole Mario Mangione-2-3-2-2-2-2De Giorgi, ingegnere, nel maggio 2008 fu spostato al settore gestione del patrimonio, manutenzione e innovazione tecnologica. Secondo quanto sostenuto dall'accusa, Mangione avrebbe volutamente destituito De Giorgi per motivi personali, a causa di diverse richieste di sanatoria rigettate. Queste sarebbero state presentate per abusi edilizi che riguardavano l’abitazione di Mangione. E a quel punto, l’ingegnere fu spostato in un altro ufficio. Secondo Mangione, il ruolo sarebbe stato di pari grado. Non così, chiaramente, la vide l’interessato.

Quattro le delibere che la Procura all’epoca ritennne lesive per De Giorgi. Sarebbe stato spedito in un ufficio istituito appositamente per lui. E dopo circa due mesi dalla sua costituzione, avrebbe esaurito le sue funzioni, durante le quali l'ingegnere avrebbe ricoperto un ruolo marginale, partecipando alle riunioni solo una volta settimana. Della questione si era interessato anche il Tribunale del lavoro, che aveva però dato ragione all'ente comunale, rigettando il ricorso con cui De Giorgi aveva chiesto di essere inquadrato nuovamente nel suo precedente incarico.

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Nel procedimento in Cassazione, De Giorgi era difeso dall’avvocato Francesco Calabro, l’ex sindaco dagli avvocati  Francesco Baldassarre e Massimo Krog.

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