Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Abuso d’ufficio nell'inchiesta sul canile, indagato il capo dei vigili urbani Nahi

Respinta l’istanza di archiviazione nell’inchiesta sul canile. Il giudice D’Ambrosio ha imposto al pm di chiedere il processo per il comandante

Foto di repertorio

LECCE  - Avrebbe agevolato un veterinario affidandogli la gestione del canile comunale senza indire una regolare gara. E’ questa la vicenda che vede indagato per abuso d’ufficio il capo della polizia municipale di Melendugno Antonio Nahi L’inchiesta avrebbe potuto chiudersi con un’archiviazione. E’ quanto aveva chiesto il magistrato titolare delle indagini, il pubblico ministero Paola Guglielmi, condividendo le argomentazioni contenute nelle due memorie redatte per conto dell’indagato dall’avvocato Giuseppe Corleto. E, invece, il procedimento andrà avanti, come ha stabilito, ieri, il giudice Edoardo D’Ambrosio, rigettando l’istanza di archiviazione e disponendo l’imputazione coatta. Questo significa che, entro dieci giorni, il pm dovrà formulare una richiesta di rinvio a giudizio per il comandante, sulla quale si pronuncerà un altro giudice.

Insomma, Nahi rischia il processo per presunte anomalie nell’affidamento del canile emerse proprio nel corso delle indagini che sfociarono nel sequestro, dovuto ad alcune irregolarità amministrative, della struttura da parte dei carabinieri del Nas. Stando alla tesi difensiva, non ci fu alcun illecito, perché il Comune di Melendugno avrebbe gestito il canile, e continuerebbe a farlo, direttamente o in proprio. Ma per il giudice, è invece evidente dagli atti disponibili che questa gestione sarebbe avvenuta negli anni mediante affidamento (formale e sostanziale) al medico che ne fece domanda.

Riguardo l’ulteriore argomentazione sostenuta dalla difesa in merito all’insussistenza del dolo intenzionale, il giudice D’Ambrosio risponde così: “Nel caso di specie, il dolo intenzionale appare ravvisabile nelle seguenti circostanze sintomatiche: l’istanza del soggetto terzo (odierna persona offesa) di partecipazione all’affidamento del servizio pubblico di gestione del canile, già presentata nel 2012, fu del tutto e arbitrariamente pretermessa; era corrisposto al soggetto favorito un compenso di circa 2.500 euro mensili al netto delle spese di manutenzione ordinaria ( e dell’approvvigionamento del mangime per gli animali)”.

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