Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Presunti illeciti per "L'Approdo di Enea", in quattro a processo

Rinviati a giudizio i titolari del bar ristorante a Porto Badisco e due tecnici del Comune di Otranto. Le accuse mosse dalla Procura sono abuso d’ufficio e falsità ideologica

LECCE - Si aprirà il 4 marzo davanti ai giudici della seconda sezione penale il processo sui presunti illeciti commessi per il bar-ristorante “L’approdo di Enea” a Porto Badisco, a Otranto. La data del processo è stata fissata dal gup Cinzia Vergine, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata in mattinata per discutere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone.

Al banco degli imputati per abuso d’ufficio e falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici siederanno: Salvatore Fruni, 71 anni, di Minervino, titolare dell’omonima ditta che ha gestito il bar-ristorante fino al 2009 e che in seguito lo ha concesso in locazione come ramo d’azienda; il figlio Luigi, di 33 anni, di Porto Badisco, gestore del bar-ristorante dal 2009 attraverso la società “L’Approdo di Enea”; il geometra Giuseppe Tondo, 65 anni, del posto, e l’ingegnere Emanuele Maria Maggiulli, di Muro Leccese, nelle vesti di responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Otranto.

Per l’accusa, i Fruni avrebbero attestato falsamente nelle richieste al Comune di voler realizzare opere “precarie e rimovibili”, riuscendo così a completare una struttura che invece avrebbe deturpato irreversibilmente la bellezza della cala di Porto Badisco. Sono diciotto, gli atti, fra autorizzazioni e certificati di agibilità, che Tondo avrebbe rilasciato, consentendo così alla struttura di assumere dimensioni sempre più ampie, con attività di ristorazione, bar, pizzeria e parcheggi annessi, violando gli strumenti urbanistici in zona imposti entro i 300 metri dal mare, senza i nulla osta sui vincoli paesaggistici e idrogeologici delle Autorità competenti.

Non solo. Nonostante le numerose sentenze che accertavano il carattere abusivo dell’opera, e nonostante lo stesso dirigente fosse stato diffidato il 27 luglio 2009 dalla società proprietaria dei terreni limitrofi ad adottare provvedimenti necessari al ripristino della “legittimità amministrativa violata”, non sarebbe stata mai adottata alcuna misura. Né fu mai data comunicazione alla Prefettura che l’opera faceva parte di quelle non sanabili. Quanto a Maggiulli dovrà rispondere di un solo atto: il rinnovo del certificato di agibilità per l’anno 2013.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Luigi Corvaglia e Pietro Antonio Quinto.

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