A San Cataldo con i figli disabili: manca l'accesso alla spiaggia, torna il calvario

L'estate per gli stabilimenti è iniziata il primo maggio, per i cittadini diversamente abili ancora no. Nella marina leccese nemmeno una passerella

La spiaggia libera nei pressi della rotonda.

LECCE – La marina dei leccesi, ma evidentemente non di tutti. Non di chi non può deambulare autonomamente perché disabile. Accedere alla spiaggia libera è un diritto, non trovare nemmeno una passerella per farlo è una violenza che si fa fatica anche a commentare.

Perché, tra annunci e opere pubbliche per la riqualificazione di questo o di quel tratto e prodromi di campagna elettorale, restano i buchi neri della quotidianità, della gestione ordinaria che pure tanto incide sulla vita delle persone.

“Per i politici i fondi non mancano mai, per i disabili sì” dice Franco Buia, cittadino leccese e padre di due figli, di 25 e 22 anni, Roberto e Michele. “Ogni anno è un calvario” aggiunge il genitore alludendo alle difficoltà di trascorrere qualche ora davanti al mare di San Cataldo.

Dopo un primo tentativo effettuato domenica scorsa, la famiglia Buia ieri è tornata nella marina a pochi chilometri da Lecce per godersi qualche ora nella spiaggetta accanto alla storica rotonda: “Loro ci sono affezionati, tutti i ragazzi hanno diritto ad andare al mare”. Ma per farlo hanno bisogno di passerelle, senza le quali anche un leggero dislivello diventa un ostacolo insormontabile e un pericolo. Così è accaduto che nell’impossibilità di trovare un accesso decente, marito e moglie hanno provato ad arrangiarsi e uno dei figli è caduto rimediando diversi ematomi.

Non ha grandi pretese, il signor Buia: “Una sola passerella mi va bene, a San Cataldo” ed ecco che il diritto del cittadino diventa quasi una supplica a una macchina amministrativa che a circa due mesi dall’inizio ufficiale della stagione balneare – fissata da legge regionale al mese di maggio – sembra lontana anni luce dalla realtà, almeno in tema di accessibilità che pure è stato uno degli assi calati nel corso della mobilitazione per diventare capitale europea della cultura nel 2019.

Di questa vicenda di ordinaria insensibilità è stato interessato il consigliere Carlo Salvemini: “Non è il caso di richiamare la normativa vigente che dispone tutti gli adempimenti strutturali necessari a permettere ai diversamente abili l'effettiva possibilità di accesso al mare: a carico dei titolari degli stabilimenti balneari e delle amministrazioni pubbliche. Chi governa la conosce perfettamente”.

“Qui – prosegue l’esponente della minoranza - si tratta di essere pienamente consapevoli che il vero ‘evento’ per le nostre marine è quello di garantire servizi per tutti per l'intera durata della stagione. Mi auguro che urgentemente il Comune proceda a installare le pedane di accesso alla spiaggia libera lungo tutto il nostro litorale: San Cataldo, Frigole, Torre Chianca, Spiaggia Bella, Torre Rinalda. Il mese scorso con gran clamore si è organizzata l'iniziativa ‘Un mare di sport’. Ora ci si impegni per un mare senza barriere”.

Eppure, alla fine di maggio del 2010, con tanto di taglio di nastro, veniva inaugurato il lido Salapia, attrezzato per l'accesso dei disabili e affidato a una cooperativa di dipendenti comunali: quella struttura ha avuto una vita breve e tormentata. Nell'ottobre del 2013 infatti, dopo alcune verifiche della guardia costiera, che a poche decine di metri ha il suo distaccamento, scattano i sigilli disposti dall'autorità giudiziara per presunto abusivismo edilizio (ai primi di maggio di quest'anno è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini a cinque funzionari pubblici e un imprenditore). Nel gennaio successivo la Regione Puglia ha informato il Comune di Lecce della decadenza della concessione. 

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Ma le disavventure del lido, che tante aspettative aveva legittimamente suscitato, non sono certo finite: nel 2015, in base a una cessione in comodato d'uso, quell spazio è stato affidato al Circolo della Vela, con una parte sempre destinata ai diversamente abili ma due settimane addietro l'amministrazione comunale ha revocato l'atto in autotutela. 

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