Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Accoltellò il gestore di un bar, per i giudici fu tentato omicidio: sette anni

Emesso il verdetto nel processo d’appello ad Andrea Signore, 49enne di Merine, frazione di Lizzanello, per l’episodio avvenuto il 20 novembre del 2019 in piazza Maria Santissima Assunta

Il luogo dell'aggressione

LIZZANELLO - E’ tornata l’accusa di tentato omicidio e ha retto nel processo d’appello ad Andrea Signore, il 49enne di Merine (frazione di Lizzanello) che la sera del 20 novembre del 2019 accoltellò nella piazza del suo paese, “Maria Santissima Assunta”, il gestore del bar "Antica caffetteria del popolo". Così per lui, la condanna è stata di sette anni di reclusione a fronte dei cinque anni e nove mesi e dieci giorni che gli erano stati inflitti in primo grado per il reato di lesioni gravi dalla prima sezione penale del tribunale di Lecce (composta dal presidente Stefano Sernia e dalle colleghe Maddalena Torelli e Alessandra Sermarini).

La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dalla Corte presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, alla quale il sostituto procuratore generale Salvatore Cosentino aveva invocato una pena maggiore, a nove anni.

Secondo la ricostruzione dei giudici di primo grado, tutto sarebbe partito da questioni legate a una lite tra il titolare dell’esercizio commerciale e un giovane cliente, in difesa del quale sarebbe intervenuto Signore affondando poi la lama di 8 centimetri di un coltello a serramanico nell’addome del primo al quale provocò una ferita all’addome di 3 centimetri.

Per la difesa, rappresentata dall'avvocato Fulvio Pedone, Signore agì in quel modo per proteggersi, colpendo solo una volta la vittima.

Certo è che il tribunale escluse l’intenzione di uccidere in base ad alcuni elementi: la natura della ferita (“longitudinale e non trasversale”), l’accentuato dinamismo della colluttazione, le dichiarazioni rese dallo stesso nel corso del suo esame (“in lacrime ammette, pentito di aver tirato il coltello fuori dalla tasca per spaventare la vittima”) e il suo comportamento tenuto in seguito all’aggressione (“non scappa e non si accanisce”).

Tutti aspetti questi messi in discussione dall’avvocato Francesco Vergine, difensore del malcapitato, che già nella richiesta d’appello aveva osservato come “la mancata inflizione da parte dell’imputato di colpi di coltello con maggiore forza o con modalità funzionali a provocare lesioni più profonde alla vittima non esclude la configurabilità del dolo omicida”.

Il legale aveva inoltre fatto presente che, stando alle indagini condotte dal pm Maria Rosaria Micucci con i carabinieri della Sezione radiomobile della compagnia di Lecce e i colleghi della stazione locale, la vittima si salvò grazie all’intervento dei sanitari del 118 (per quella coltellata subì un delicato intervento chirurgico nell’ospedale “Veris Delli Ponti” di Scorrano), e all’arrivo dei militari avrebbe continuato a inveire contro il ragazzo sanguinante.

Non resta dunque che attendere le motivazioni del verdetto (entro trenta giorni), con il quale è stato confermato un primo immediato risarcimento del danno alla parte civile per 25mila euro.

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