Accusata di abuso d’ufficio, a processo una dirigente del Comune di Ruffano

La responsabile dell’ufficio tecnico avrebbe rilasciato permessi illegittimi finalizzati alla costruzione di un manufatto residenziale

La polizia provinciale ha svolto le indagini (repertorio).

LECCE - Sulla carta era una casa rurale, ma nella realtà era una villetta. E’ questa la vicenda di cui dovranno rispondere la dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Ruffano Marianna Gnoni, 39 anni, originaria di Casarano, il tecnico progettista e direttore dei lavori Francesca  Vergaro, 36, di Tricase, entrambe residenti a Ruffano, e il proprietario Fabio Ferrari, 30 anni, di Casarano, nel processo che si aprirà il 1° ottobre dinanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce.

Sono due i permessi che il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone (titolare delle indagini condotte con gli agenti della polizia provinciale di Lecce) ha ritenuto fossero illegittimi, poiché a dispetto di quanto dichiarato dalla funzionaria (alla quale è contestato il reato di abuso d’ufficio), sarebbero serviti alla costruzione di un nuovo manufatto di natura residenziale: il primo, il 4 dicembre  2014,  è il permesso di costruire in sanatoria “per l’esecuzione dei lavori di ampliamento di un fabbricato rurale esistente da destinarsi a deposito agricolo” in “Contrada Cisterna Rossa” a Ruffano; il secondo, il 29 marzo 2016, per “l’esecuzione dei lavori di cambio di destinazione d’uso da deposito agricolo a casa rurale”.

E’ così che, secondo quanto sostenuto dall’accusa, Gnoni avrebbe avvantaggiato il proprietario, autorizzando la sanatoria dell’ampliamento abusivo di un manufatto esistente con realizzazione di un manufatto destinato ad abitazione civile – adiacente al fabbricato rurale – con struttura portante in muratura, costituito da sette vani (soggiorno, cucina, tre camere da letto, due bagni) e un ampio porticato della superficie coperta complessiva di 100 metri quadrati.

Stando sempre al quadro accusatorio, Ferrari e Vergaro, per ottenere il permesso di costruire in sanatoria, avrebbero falsamente attestato che l’intervento modificava la destinazione d’uso dell’immobile da civile abitazione a locale deposito e che, proprio in base alla tipologia del locale, l’intervento non  fosse assoggettato alle norme per il contenimento del consumo di energia negli edifici.

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Di questo si è discusso in mattinata durante l’udienza preliminare, al termine della quale il gup Simona Panzera ha rinviato a giudizio i tre imputati. A difenderli, durante il processo, ci penseranno gli avvocati Simone Viva, Gianni Gemma e Carlo Caracuta.

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