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Accusata di abuso d’ufficio, assolta una dirigente del Comune di Ruffano

Emesso il verdetto nel processo d’appello nei riguardi della funzionaria accusata di aver autorizzato lavori per la realizzazione illegittima di un nuovo manufatto di natura residenziale. Per i giudici: "Il fatto non sussiste"

RUFFANO - Nella realtà era una villetta, ma sulla carta era una casa rurale. E’ questa la vicenda di cui rispondeva la dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Ruffano Marianna Gnoni, 41 anni, originaria di Casarano, nel processo d’appello che si è chiuso ieri con la sua assoluzione e in cui, difesa dall’avvocato Carlo Caracuta, ha cercato di dimostrare la bontà del suo operato.

La Corte ha così annullato la sentenza di condanna a un anno di reclusione (col beneficio della pena sospesa) emessa dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, ritenendo che “il fatto non sussiste”.

Sono due i permessi che il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone aveva ritenuto fossero illegittimi, poiché a dispetto di quanto dichiarato dalla funzionaria (alla quale era contestato il reato di abuso d’ufficio), sarebbero serviti alla costruzione di un nuovo manufatto di natura residenziale: il primo, il 4 dicembre 2014, era il permesso di costruire in sanatoria “per l’esecuzione dei lavori di ampliamento di un fabbricato rurale esistente da destinarsi a deposito agricolo” in “Contrada Cisterna Rossa” a Ruffano; il secondo, il 29 marzo 2016, per “l’esecuzione dei lavori di cambio di destinazione d’uso da deposito agricolo a casa rurale”.

E’ così che, stando alle indagini condotte dagli agenti della polizia provinciale di Lecce, Gnoni avrebbe avvantaggiato il proprietario, autorizzando la sanatoria dell’ampliamento abusivo di un manufatto esistente con realizzazione di un manufatto destinato ad abitazione civile – adiacente al fabbricato rurale – con struttura portante in muratura, costituito da sette vani (soggiorno, cucina, tre camere da letto, due bagni) e un ampio porticato della superficie coperta complessiva di 100 metri quadrati.

Ma come detto, l’accusa questa volta non ha retto e il verdetto è stato di assoluzione con formula piena.

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