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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Scorrano

Accusato di aver appoggiato il clan, il verdetto: assolto l’ex sindaco di Scorrano

Guido Nicola Stefanelli, coinvolto nell’inchiesta “Tornado”, è stato assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa nel processo con rito abbreviato. Per lui, la pm aveva chiesto la condanna a otto anni

SCORRANO - Era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta “Tornado” e per questo la pubblica accusa aveva chiesto per lui la condanna a otto anni di reclusione, ma per la giudice Laura Liguori “il fatto non sussiste”. Si è chiusa così, con un’assoluzione con formula piena il processo con rito abbreviato che vedeva al banco degli imputati , l’ex sindaco di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli, di 57 anni, accusato di aver sostenuto il sodalizio attivo a Maglie e dintorni, a capo del quale ci sarebbero stati Giuseppe Amato, detto Padreterno, 63 anni, di Scorrano, e il figlio Francesco, di 28, entrambi già condannati (sempre in abbreviato) a 18 anni di reclusione ciascuno.

Stefanelli si dichiarò innocente, non appena venne a conoscenza dell’indagine che lo riguardava e, alla fine, assistito dagli avvocati difensori Luigi Corvaglia e Francesco Vergine, è riuscito a dimostrare l’estraneità alle accuse.

“Faccio politica da trent’anni e conosco ogni singola persona del mio paese. Ho certamente chiesto il voto a tutti in campagna elettorale, ma mai a gruppi criminali in cambio di favori”, affermò durante l’interrogatorio dinanzi alla pm Maria Vallefuoco che, pur riconoscendo le attenuanti generiche, aveva invocato per lui una condanna a otto anni.

Stando alle spiegazioni rese al magistrato dal primo cittadino, l’ex politico non ebbe alcun appoggio dal gruppo Amato alle elezioni amministrative del 2017 e alle politiche del 4 marzo 2018, con riferimento alla candidatura di Luciano Cariddi al Senato (in corsa per il centrodestra nella circoscrizione comprendente, tra gli altri, anche il Comune di Scorrano) in cambio della promessa della gestione del Parco comunale La Favorita e dei parcheggi a pagamento comunali. Riguardo ai parcheggi, in particolare, Stefanelli dichiarò che non ci fu mai neppure l’idea di realizzarli.

A quanto emerse dalle indagini, in particolare dall’ascolto delle conversazioni captate nei riguardi di alcuni presunti sodali ed evidenziate (nella nota interlocutoria del 23 aprile 2018) dagli uomini della polizia giudiziaria, i contatti tra il primo cittadino e l’organizzazione criminale sarebbero avvenuti soprattutto attraverso Massimiliano Filippo, 42enne di Scorrano (già condannato a 5 anni e 4 mesi in abbreviato), dipendente come cuoco nella cooperativa “Nuova Era” di Scorrano (al tempo amministrata da Stefanelli) ed erano finalizzati proprio alla gestione del Parco. Secondo l’accusa, i piani furono sconvolti in parte dagli equilibri politici nel Consiglio comunale e per ostacoli di natura burocratica. La cosa non andò affatto giù al clan, tant’è che Francesco Amato, il 22 aprile del 2018, si sarebbe presentato ad un appuntamento col primo cittadino armato di fucile. Si tratterebbe dell’arma trovata sei giorni dopo in casa di Matteo Rizzo: un Beretta calibro 12 rubato. Ma anche questa circostanza fu categoricamente smentita da Stefanelli: ammise di aver partecipato a quell’incontro proprio per chiarire che su “La Favorita” c’erano questioni aperte col precedente gestore e che comunque il suo futuro sarebbe stato deciso attraverso un bando pubblico e negò di aver visto un fucile, così come chiarì di non aver mai denunciato attentati, non per omertà, ma perché mai subiti.

E ancora, riguardo al bacio ricevuto alla festa patronale da Francesco Amato, di cui lo stesso sindaco riferì a un interlocutore, ridendoci sopra (…se mi hanno fatto la foto…”), spiegò che non poté evitarlo: “Fu lui ad avvicinarsi e a salutarmi in quel modo. Cosa avrei dovuto fare?”.

Insomma, queste le ragioni sostenute in questi anni da Stefanelli e accolte dalla giudice, ma per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere trenta giorni.

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