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Accusato di aver incendiato l’auto della ex, arriva la condanna: 2 anni e 10 mesi

Si è chiuso oggi il processo “abbreviato” per il 43enne di Surbo che rispondeva di una serie di angherie ai danni della convivente, alla quale è stata riconosciuta una provvisionale di 6mila euro

SURBO - Dalle minacce alla ex convivente sarebbe passato ai fatti, dando fuoco alla sua auto, un’Alfa 147, che poi, avvolta dalle fiamme, si spostò di una decina di metri finendo contro altri due mezzi parcheggiati nelle vicinanze, una Citroen Cx e una Ford Fiesta. Ma il rogo, avvenuto lo scorso 29 ottobre in piazzale Cuneo a Lecce, era solo una delle angherie, l’ultima di una serie, attribuite a un 43enne residente a Surbo G.G. (queste le iniziali del nome che non riportiamo del tutto per tutelare la privacy della vittima), nel processo terminato oggi con la sua condanna a due anni e dieci mesi di reclusione.

Dal banco degli imputati, l’uomo rispondeva anche dei reati di maltrattamenti e stalking, perché avrebbe percosso la donna che in tre occasioni fu costretta a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine e che, dopo l’ultima aggressione (l’8 ottobre 2019), si trasferì in casa dei genitori. Le intimidazioni non si sarebbero placate neppure con il suo allontanamento né con la denuncia. Anzi, secondo l’accusa, proprio in seguito a queste circostanze, il 43enne avrebbe minacciato la malcapitata di provocare un incendio e sarebbe stato di parola.

Di tutto questo si è discusso in mattinata nel giudizio abbreviato davanti al giudice Giulia Proto, al quale il pubblico ministero Stefania Mininni aveva chiesto una condanna a due anni.Nella sentenza è stata inoltre riconosciuta una provvisionale di 6mila euro alla signora, parte civile con l’avvocato Massimo Bellini.

L’imputato, che fu accompagnato in carcere dagli agenti della squadra volanti della Questura di Lecce, qualche ora dopo il rogo, oggi è sottoposto al divieto di dimora a Lecce e nella marina di Torre Chianca. Si proclama innocente e non appena saranno depositate le motivazioni del dispositivo (entro 15 giorni) farà ricorso in appello, assistito dall’avvocato Vincenzo Matranga.

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