Accusato di aver ucciso il socio in affari, chiesta conferma della condanna

Il pubblico ministero Ennio Cillo ha chiesto trent'anni per Antonio Zacheo, accusato dell'omicidio di Massimo Bianco

LECCE – Il sostituto procuratore generale Ennio Cillo ha chiesto la conferma della condanna a trent’anni di reclusione nel processo d’appello per l’omicidio di Massimo Bianco, il 41enne ucciso nelle campagne di Martano il 29 giugno 2012. Processo che vede imputato Antonio Zacheo, 40enne, assistito dal professor Federico Grosso (del Foro di Torino) e dall’avvocato Salvatore Maggio (del Foro di Taranto). Per lo stesso omicidio è già stato condannato a 18 anni (in secondo grado) Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni, assistito dall’avvocato Alessandro Stomeo. La richiesta di condanna è giunta al termine di una lunga e articolata requisitoria del pubblico ministero, che in circa due ore ha ripercorso i fatti e le indagini. Nella prossima udienza discuterà la difesa, poi ci sarà la sentenza.

In primo grado i giudici hanno condannato l’imputato a risarcire le parti civili con una provvisionale: 150 mila euro per la moglie e i due figli della vittima (assistiti dall’avvocato Cosimo Rampino); 50mila euro per la madre e 30mila per la sorella, assistite dall’avvocato Giancarlo Dei Lazaretti.

Le indagini sono state condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dal capitano Biagio Marro, con la collaborazione dei colleghi della compagnia di Maglie. Quello di Bianco è un omicidio maturato, secondo l’ipotesi accusatoria, nell’ambito “di banali contrasti di natura personale ed economica”. E’ questo, infatti, uno dei passaggi chiave e degli aspetti più crudeli emersi dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno.

ZACHEO ANTONIO-6Di Massimo Bianco – che nell’ottobre del 2010 era stato arrestato per usura ed estorsione aggravata ai danni di un imprenditore neretino – si erano perse le tracce il 27 giugno. Il giorno dopo la moglie ne aveva segnalato la scomparsa e nel primo pomeriggio di sabato 29, a circa mezzo chilometro dal monastero dei Cistercensi, ne fu rinvenuto il cadavere, semi-carbonizzato. L’autopsia condotta dal medico legale, Roberto Vaglio, ha poi confermato che il 41enne era stato ucciso con un solo colpo di pistola che aveva sfondato il cranio da destra verso sinistra e che non c’era stata alcuna precedente colluttazione.

I carabinieri hanno ascoltato più volte numerose persone cercando indizi e informazioni utili. In particolare, la Nissan di Gabrieli è finita sotto sequestro già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere. Gli inquirenti, infatti, ritengono sia stato lui, che di mestiere fa il camionista, ad accompagnare Bianco sul luogo di un presunto appuntamento.

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Lo avrebbe fatto, del resto, proprio con la complicità di Zacheo, che di Bianco era socio in una ditta dedita al commercio di materiale edile per la quale lavorava Gabrieli. Nei quattro interrogatori subiti il 53enne ha sempre negato di aver avuto rapporti di alcun tipo con Bianco e ha spiegato di aver trascorso con i due soci una parte della mattinata fino al momento del presunto appuntamento.

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