Accusato di aver ucciso il socio in affari, la condanna diventa definitiva

I giudici di Cassazione hanno confermato la condanna a 18 anni per Antonio Gabrieli, accusato dell'omicidio di Massimo Bianco

LECCE - Diventa definitiva la condanna a diciotto anni di reclusione per Antonio Gabrieli, martanese di 54 anni, assistito dall'avvocato Alessandro Stomeo e accusato dell'omicidio di Massimo Bianco, il 41enne ucciso nelle campagne di Martano, il 29 giugno 2012. In primo grado, nel giudizio con rito abbreviato, Gabrieli era stato condannato a 30 anni per omicidio aggravato dalla premeditazione. In appello la condanna era stata ridimensionata a 18 anni. Lo sconto di pena si basava sull’accoglimento parziale dei motivi d’appello proposti dalla difesa, riconoscendo all’imputato le attenuanti generiche equivalenti sulle aggravanti. Verdetto confermato oggi dai giudici della Corte di Cassazione.

Quello di Bianco è un omicidio maturato, secondo l’ipotesi accusatoria, nell’ambito “di banali contrasti di natura personale ed economica”. E’ questo, infatti, uno dei passaggi chiave e degli aspetti più crudeli emersi dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno. Di Massimo Bianco si erano perse le tracce il 27 giugno. Il giorno dopo la moglie ne aveva segnalato la scomparsa e nel primo pomeriggio di sabato 29, a circa mezzo chilometro dal monastero dei Cistercensi ne fu rinvenuto il cadavere, semi carbonizzato. L’autopsia condotta dal medico legale, Roberto Vaglio, confermò che il 41enne era stato ucciso con un solo colpo di pistola che aveva sfondato il cranio da destra verso sinistra e che non c’era stata alcuna precedente colluttazione.

L’altro imputato coinvolto nell’omicidio, Antonio Zacheo, 30enne, assistito dall’avvocato Mario Coppola e dal professor Federico Grosso (del Foro di Torino) è stato condannato a trent’anni in primo e secondo grado.

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