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Accusato di riciclaggio ma era vittima di alcune donne straniere, assolto imprenditore

Rischiava una pesante condanna per riciclaggio internazionale, dopo essere stato circuito da alcune ragazze dell'Europa dell'est conosciute in rete. Oggi, dopo anni di indagine e un processo, l'incubo di un imprenditore salentino 43enne, residente a Milano, si è concluso con un'assoluzione piena: per non aver commesso il fatto

LECCE – Rischiava una pesante condanna per riciclaggio internazionale, dopo essere stato circuito da alcune ragazze dell’Europa dell’est conosciute in rete. Oggi, dopo anni di indagine e un processo, l’incubo di un imprenditore salentino 43enne, residente a Milano, si è concluso con un’assoluzione piena: per non aver commesso il fatto. Sia il pubblico ministero, sia i giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce, hanno condiviso in pieno la tesi difensiva del legale dell’imputato, l’avvocato Maurizio Papa, che ha dimostrato attraverso riscontri, documenti e consulenze, l’assoluta estraneità del suo assistito ai fatti contestati.

L’indagine parte nel 2010. Il 43enne si lascia convincere, da alcune amiche ucraine, a far versare sul proprio conto corrente alcune migliaia di euro. Denaro che poi, attraverso bonifico, accredita su un altro conto. Il 43nne ignora, però, che quel denaro è frutto di alcune frodi informatiche messe a segno da hacker ai danni di alcune ragazze siciliane (che si sono poi costituite parte civile), la cui denuncia porta all’indagine per riciclaggio internazionale.

L’avvocato Papa è riuscito, grazie al consulente nominato, l’ingegnere Luigina Quarta, a ricostruire le conversazioni tra l’imputato e le donne ucraine. Attraverso quei dialoghi, la difesa ha dimostrato come l’uomo fosse stato circuito e come fosse assolutamente all’oscuro dell’origine fraudolenta e delittuosa di quel denaro, che si era ingenuamente offerto di spostare dal proprio conto a un altro indicato dalle donne. L’imputato, come rimarcato dall’avvocato Papa nella lunga e articolata arringa difensiva, è stato indotto in errore.

Per il 43enne dunque un’assoluzione piena in una vicenda complessa sotto il profilo giudiziario e investigativo, in cui la difesa ha dimostrato come lo stesso imputato fosse, a sua volta, vittima di un raggiro e di truffatrici senza scrupoli.

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