Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Accusato di stalking dalla ex, ma per la giudice lei mente: “S’indaghi per calunnia”

Emessa la sentenza nel processo con il rito abbreviato condizionato da una consulenza calligrafica che vedeva sotto accusa un 44enne leccese. Trasmessi gli atti in Procura

LECCE - Era finito al banco degli imputati con l’accusa di stalking, per aver vessato in più occasioni la donna con cui aveva avuto una relazione sentimentale terminata nel 2016 e con la quale aveva messo al mondo due figli. 
Ma il processo ha dimostrato che gli addebiti fossero stati costruiti e attribuiti in modo strumentale dalla ex, lasciando così aperto il finale della storia, perché si sa, tutte le bugie hanno un prezzo, e il prezzo è decisamente più alto quando si mente davanti all’autorità giudiziaria.
Adesso sarà quella che si descriveva come vittima a essere iscritta sul registro degli indagati per il reato di calunnia.
A stabilirlo è stata la sentenza emessa nei giorni scorsi dalla giudice Giulia Proto del tribunale di Lecce che ha assolto l’uomo, un 44enne leccese, perché il fatto non sussiste e ha rinviato gli atti in Procura per esaminare la posizione di lei che nelle sue denunce aveva sostenuto di essere stata, dal mese di marzo del 2021, aggredita fisicamente, pedinata, inseguita con l’auto, minacciata di morte con frasi del tipo “ti metto fuoco”, insultata con messaggi vocali su whatsapp e con manoscritti. 
Fondamentali a determinare il verdetto, le indagini svolte dagli avvocati Alexia Pinto e Alessandro Costantini Dal Sant.

I legali avevano chiesto e ottenuto il giudizio con rito abbreviato condizionato da una consulenza calligrafica, dimostrando così che cui l’autore di quei foglietti di minacce non fosse il loro assistito. Insomma, se per la difesa è innegabile che il rapporto tra i due fosse burrascoso, la colpa era reciproca e lei ci avrebbe messo del suo, esasperando l’imputato, anche in modo indiretto, contattando la sua nuova compagna e le sue amicizie per denigrarlo, diffamarlo e minacciarlo: “Gli faccio mettere una pistola in bocca e lo faccio sparare”, menzionando paesi storicamente noti per la criminalità organizzata.
Ma non finisce qui. Tra le altre cose la difesa aveva documentato che il 44enne si trovasse in Albania il giorno in cui secondo la vittima si era appostato con l’auto sotto casa sua.
Questi e altri riscontri hanno inciso nella decisione della giudice, sollecitata oltre che dalla difesa, dalla stessa pubblica accusa, rappresentata in aula dalla sostituta procuratrice Erika Masetti.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Accusato di stalking dalla ex, ma per la giudice lei mente: “S’indaghi per calunnia”
LeccePrima è in caricamento