Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Inchiesta per usura a Monteroni, gli arrestati respingono le accuse

Domenico Giancane e Giovanni Paolo Guido hanno negato ogni addebito nel corso dell'interrogatorio di garanzia. Sono stati arrestati per usura pluriaggravata, favoreggiamento ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria

Il tribunale di Lecce

LECCE – Hanno respinto ogni accusa, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, l’imprenditore edile Domenico Giancane, 63 anni e un suo dipendente Giovanni Paolo Guido, 43enne, entrambi residenti a Monteroni, arrestati con le accuse di usura pluriaggravata, favoreggiamento ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. I due indagati sono stati sentiti dal gip Ines Casciaro, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare su richiesta dal sostituto procuratore Alessio Coccioli. Giancane si trova nel carcere di Borgo San Nicola, mentre Guido è agli arresti domiciliari. I due arrestati sono assisiti dagli avvocati Andrea Sambati e Massimo Bellini, che hanno già presentato istanza di scarcerazione per Guido e a breve presenteranno istanza di attenuazione della misura cautelare per Giancane.

La complessa indagine, tuttora in corso, ha documentato i presunti prestiti usurai (imponendo tassi d’interesse fino al 144 per cento) che Giancane (con la collaborazione di Guido) avrebbe stretto con una cinquantina di vittime, molte delle quali imprenditori del ramo, applicando loro tassi di interesse notevoli ed approfittando, in molti casi, di rapporti di credito instauratisi per commesse di lavoro. Un’indagine meticolosa quella condotta dai carabinieri, che si basa su migliaia d’intercettazioni telefoniche che hanno svelato l’esistenza di un circuito usurario ben strutturato. Intercettazioni nel corso delle quali sono stati ascoltati i dialoghi con le numerosissime vittime, costrette a rinnovare periodicamente gli interessi su capitali concessi in prestito nei mesi precedenti. Alcuni di loro sono già state sentite, ma l’elenco è lunghissimo.

Lo scorso 14 settembre i militari dell’Arma eseguirono alcune perquisizioni a carico di una parte degli indagati, le cui posizioni sono tuttora al vaglio: l’operazione portò al rinvenimento e sequestro di circa 430 assegni e cambiali e 10mila euro in contanti, che evidenzierebbero gli illeciti commessi da Giancane. La necessità di emettere un provvedimento cautelare è scaturita proprio dagli effetti di quelle perquisizioni: nei giorni successivi, infatti, i carabinieri hanno continuato a documentare l’operato dell’imprenditore, che ha cercato di inquinare il quadro probatorio, anche contattando le vittime per imporgli una versione a lui favorevole.

Giancane, anche grazie al prezioso apporto del suo collaboratore, si è prodigato per “mascherare”, rendendole apparentemente legittime con fatture false, operazioni usurarie. Il provvedimento eseguito oggi costituisce in realtà solo la “punta dell’iceberg”, poiché la delicatissima indagine è tuttora in itinere e potrebbe presto portare a nuovi sviluppi e a nuovi indagati che potrebbero aggiungersi a quello dell’avvocato Fabio Frassanito, 60 anni, ex consigliere comunale a Monteroni con deleghe al contenzioso e alla cittadinanza attiva; e all’imprenditore Gianfranco Pati, 52 anni.

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