Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Cig in ritardo, sit-in dei lavoratori ex Adelchi. E sono tre gli anni a zero ore

Il 15 marzo del 2009 si chiudeva anche l'ultimo reparto del gruppo calzaturiero. Oggi un gruppo di operai si è recato in Prefettura per chiedere lo sblocco degli anticipi del 2012. All'origine, pare, un mero errore tecnico

Alcuni lavoratori ai piedi dello striscione

 

LECCE - Capire se sia più consumato lo storico striscione che li ha accompagnati in questi anni oppure il volto dei lavoratori del gruppo Adelchi, da tre anni in cassa integrazione e zero ore, non è facile. Rocco (Panico) e suoi "fratelli" siedono sul ciglio di via XXV luglio - sopra di loro, teso tra due alberi campeggia lo slogan "500 famiglie senza lavoro né dignità" - mentre le auto sfrecciano con il loro carico di smog e routine.

A colloquio con il vice prefetto Guido Aprea, intanto, ci sono tre colleghi sindacalisti: Lory De Donno per il comitato “Michele Frascaro”, Luca Simone per la Cisal e Rocco Annesi della Cgil. Il motivo di questa ennesima “discesa a Lecce” degli operai tricasini è apparentemente banale, un problema tecnico, ma le conseguenze sono drammaticamente concrete: l’anticipo delle mensilità della cassa integrazione dei primi due mesi del 2012 è già diventato posticipo, e al compimento del terzo anno a zero ore questa sì che è una gran rottura.

rudiae 003-2Pare che ci sia stato un equivoco – forse informatico – tra l’azienda e la direzione regionale dell’Inps che mensilmente riceve i flussi, cioè gli elenchi, per poi procedere alla verifica e all’erogazione. Sta di fatto che mentre i circa 200 lavoratori della Nuova Adelchi hanno ricevuto nei giorni scorsi il “sussidio” (attraverso il canale ministeriale), per i circa 500 tra Crc, Magna Grecia e Knk, l’attesa si sta prolungando oltre ogni ragionevole pazienza e più di qualche lavoratore perde le staffe, anche quando i sindacalisti mostrano un fax di rassicurazione. Entro una decina di giorni i soldi dovrebbero arrivare, anche se non è chiaro se entrambe le mensilità o soltanto una. E anche questo diventa un dilemma che, dopo tre anni di cassa integrazione, suona piuttosto surreale. 

Ma, come se non bastasse, c’è un’appendice. Tutti i lavoratori del gruppo, circa 750, attendono anche l’indennità – 500 euro - per i corsi di formazione che in una qualche maniera avrebbero dovuto agevolarli verso una riconversione professionale. “Due mesi addietro – ricorda Lory De Donno – l’assessore alle Politiche sociali, Elena Gentile, promise lo sblocco dei fondi necessari”. Sarebbero dovuti andare a Bari, oggi, a protestare, ma sarebbe stato troppo costoso per chi tira la cinghia, con famiglie a carico, da un tempo che sembra una vita. Anche rivendicare la propria dignità, oggi, ha un prezzo quasi insostenibile.

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