Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

"Affinity", cinque condanne per spaccio di stupefacenti

Altri cinque, gallipolini, sono stati invece assolti. La condanna maggiore per Ivan De Rinaldis, leccese: 20 anni 13 anni, invece, per Palmiro Antonio Calò, di Zollino. La droga verso le discoteche

Una foto della conferenza stampa del dicembre 2009, dopo gli arresti.

LECCE - La condanna maggiore è per Ivan De Rinaldis, 38enne, alias "Schiacciatina": 20 anni di carcere. L'operazione per la quale ha dovuto rispondere oggi in Tribunale, insieme ad altri, è "Affinity", condotta dalla squadra mobile di Lecce, che ai primi di dicembre del 2009 smantellò un presunto sodalizio dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, dopo oltre un anno e mezzo d'indagine, operando ben trentuno arresti, su richiesta del pm Antonio De Donno.

Le sentenze sono state emesse oggi dai giudici della prima sezione penale (presidente Stefano Sernia, a latere Giovanni Gallo e Sergio Tosi). Oltre a De Rinaldis (ritenuto uno dei leader del gruppo), condanne hanno subito: Palmiro Antonio Calò, detto "Fuletta", 58enne, di Zollino (13 anni e 4 mesi); Azeddine Abida, detto "Dino", marocchino, 44enne, residente a Carmiano (12 anni); Azzurra Totaro, 28enne di San Pancrazio Salentino (5 anni); Antonio Sileno, detto "Billo", 50enne di Lecce (7 anni).

Assolti, invece: Damiano Carrieri, 35enne, di Lecce (originario di Taranto); Roberto Cortese, 36enne di Gallipoli; Michel Greco, 45enne di Gallipoli; Luigi Maggio, detto "Gino", 50enne di Gallipoli; Gianluca Marzo, 36enne di Gallipoli. Da considerare come nei casi di Abida, Sileno, Totaro e Calò sia caduta l'accusa di associazione per delinquere. Un'altra ventina di imputati erano stati giudicati con il rito abbreviato nel dicembre scorso, con quindici assoluzioni e sei condanne.

Le indagini furono condotte sia con metodi tradizionali (ossia pedinamenti), sia con intercettazioni telefoniche, e nacquero dopo un sequestro di 320 grammi di eroina e di armi, nel garage di un palazzo di Lecce. Dal capoluogo, si diramarono quindi fino al confine con il brindisino da un lato e nel basso Salento dall'altro, lasciando ipotizzare una vasta ramificazione di sodali dediti allo spaccio di eroina, cocaina, ma anche "speedball", un cocktail ricavato dai due stupefacenti.


La droga, stando sempre alle indagini, avrebbe raggiunto spesso e volentieri le prossimità delle discoteche, specie sul versante jonico, soprattutto in estate. Anche se l'epicentro dello spaccio, l'area di partenza, sarebbe stato individuato nella zona 167 di Lecce. Gli odierni imputati erano difesi dagli avvocati Luigi Piccinni, Francesca Conte, Luigi Corvaglia, Angelo Vetrugno, Gabriele Valentini e Francesco Maggiore.

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