Un urto micidiale: barca a vela entra in porto e dopo cola a picco

L'incidente all'imbocco. La capitaneria ha aperto un'inchiesta per capire le cause. A bordo due statunitensi, una spagnola e una svizzera. Tutti salvi, ma il natante è andato a fondo in pochi istanti

OTRANTO – “Ava”, una splendida barca a vela di 12 metri, è colata a picco subito dopo essere entrata in porto. L’urto, molto violento, la falla talmente grossa che ha iniziato a imbarcare acqua velocemente. Chi si trovava a bordo ha fatto giusto in tempo a scendere, prendendo abiti, documenti, altri effetti personali, mettendosi così in salvo una volta raggiunto il pontile di Assonautica.

Questione di minuti, minuti contati. Immaginarsi se fosse accaduto in mare aperto, di questa stagione. E mentre sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco, la capitaneria di porto ha aperto un’indagine amministrativa per comprendere le cause dell’affondamento. Diffidando, nel contempo, il proprietario dell’imbarcazione, a risolvere eventuali problemi dovuti al versamento di liquidi in mare. Il rischio, in questi casi, è sempre quello di provocare inquinamento ambientale.

A Otranto ancora in molti non sono riusciti a capacitarsi del fatto, perché l’incidente è successo la sera del 28 marzo proprio in prossimità dell’imbocco. E l’imbocco del porto di Otranto, si sa, è talmente ampio da apparire sproporzionato rispetto alla sua reale capienza. Come dire: non "centrarlo" è difficile. 

La barca a vela batte bandiera statunitense e il comandante è un 46enne di Portsmouth, una cittadina dell’Ohio, ex assistente pilota dell’aviazione, che stava affrontando la navigazione da Spalato (Croazia) verso l’isola di Malta con alcuni amici, un gruppo formato da un suo collega 43enne e due ragazze sui 22 anni, una spagnola e l’altra svizzera.

IMG-20170329-WA0038_1490866328964-2Sembra che l’impatto (ma è uno degli aspetti da chiarire) sia avvenuto proprio nei pressi del molo artificiale San Nicola. Di solito, chi non conosce l’ingresso di un porto, tende a entrarvi dalla zona mediana, proprio per evitare inconvenienti. Di certo non fa la “barba” al molo foraneo. Ma in questo caso, la manovra fatale potrebbe essere stata causata da una serie di circostanze, ancora tutte da chiarire. Un’avaria, la scarsa visibilità, condizioni marittime avverse: sono solo alcune delle ipotesi.

Va detto che in questi giorni soffia nel Canale d’Otranto un vento di maestrale che rende il mare poco sicuro. E l’ingresso nel  porto idruntino potrebbe essere stato reso necessario proprio per via delle condizioni meteomarine non ottimali.

Di certo, il comandante, una volta contattato dalle autorità marittima, ha subito iniziato a muoversi, vagliando più ditte specializzate per capire come agire. Un natante che affonda è sempre un potenziale pericolo per l’ecosistema, sebbene una barca a vela sia comunque più ecologica per sua stessa natura. Ha solo un motore ausiliare che si usa di solito solo per manovre complesse o in assenza di vento. E questo riduce, ma non scongiura del tutto, l’eventuale impatto ambientale.

Ad ogni buon conto, di quella che era una barca a vela, oggi resta visibile solo l’albero. Svetta da sotto il mare, davanti agli occhi dei passanti, con le sue bandierine a sventolare a pelo d’acqua. Una visione grottesca. Tutto questo, mentre prosegue l’inchiesta della guardia costiera per accertare eventuali responsabilità.   

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