Aggressione a coppia di imprenditori, la Procura chiede tre condanne

Condanne per 8 anni e mezzo di reclusione sono state invocate per le tre persone imputate nel giudizio abbreviato

LECCE – Il pubblico ministero Paola Guglielmi ha chiesto una condanna a 8 anni e mezzo di reclusione nel giudizio con rito abbreviato per le tre persone coinvolte nell’inchiesta sull’aggressione compiuta, il 18 febbraio 2011, nei confronti di Fabio Margilio, e di sua moglie, Alessandra Ruggeri (imprenditori e soci di maggioranza di una società operante nel settore dei servizi socio-assistenziali).

Tra gli imputati c'è Giuseppe Calogiuri, 47 anni, presunto esecutore materiale dell’aggressione, per cui l’accusa ha chiesto una condanna a 2 anni e otto mesi. L’uomo è stato riconosciuto dalla Ruggeri, nel corso di un cosiddetto confronto all’americana, come l’uomo che aveva perso la mascherina che indossava quella sera. Le altre due persone coinvolte sono appunto Antonio Greco, 59 anni (per lui la richiesta la pena più alta, 3 anni e due mesi, perché risponde di altri reati), considerato il mandante dell’aggressione; e Vincenzo Franco, 49 anni, cognato di Greco (2 anni e 8 mesi).

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Silvio Verri, Luigi Rella, Luigi Covella e Gianni Gemma. I coniugi Margilio sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Bonsegna e Amilcare Tana. Le parti civili hanno chiesto un risarcimento di 100mila euro. La sentenza è prevista per il 17 marzo.

Oggi il gup Carlo Cazzella ha sentito il consulente nominato, il biologo e genetista forense Vincenzo Agostini, che ha eseguito nuovi esami sulla mascherina indossata da uno degli assalitori e rinvenuta sul luogo dell’aggressione. Sentito anhce il consulente nominato dagli imputati, il generale Luciano Garofano (ex comandante dei Ris dei carabinieri). I coniugi Margilio furono vittima di un’aggressione consumata con estrema ferocia e determinazione nei pressi della loro abitazione. Ad agire furono due persone che attesero, nascosti nell'oscurità, che marito e moglie tornassero nella propria abitazione: una villa isolata in via Maria Grazia Cutuli, una traversa di via Vecchia Frigole.

I due malviventi assalirono i coniugi con un bastone di ferro, ferendo gravemente alla testa l'uomo. La moglie, che assistette alla scena, con le sue urla attirò l'attenzione di due sue nipoti che stavano anch'esse rientrando in casa; così il secondo aggressore cercò di colpirla alla testa intimandole in dialetto leccese di stare zitta.

Poi i due fuggirono via, lasciando cadere per terra il bastone sporco di sangue e la mascherina con cui avevano coperto il viso. Fabio Margilio riportò un trauma cranico commotivo con vasta ferita lacerocontusa e traumi multipli guaribili in quaranta giorni; la donna, lesioni più lievi, con una prognosi di sette giorni. Gli inquirenti sono partiti dalla denuncia della coppia e dalle dichiarazioni delle nipoti, uniche testimoni dell'aggressione, per ricostruire l'accaduto e mettersi sulle tracce dei responsabili, iniziando a seguire una pista riconducibile all'attività lavorativa delle vittime, soci di maggioranza della società Ideass, che si occupa della gestione di alcune case di cura.

Una pista che ha condotto gli investigatori a scoprire che i due, negli ultimi tempi, avevano avuto dei contrasti con un altro loro socio, Antonio Greco, che aveva intrapreso per proprio conto un'attività analoga a quella svolta dalla Ideass, intestandola a propri familiari e che per questo era stato allontanato dalla società.

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Il cerchio si è stretto proprio attorno a Greco quando la donna ha riconosciuto in foto (seppur a distanza di mesi), uno dei suoi aggressori, un dipendente del cognato di Greco. Un tassello importante nelle indagini che ha portato gli inquirenti a ritenere, attraverso una serie di riscontri di carattere investigativi, l'ex socio dei coniugi Margilio il mandante dell'aggressione.

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