Cronaca

Misteriosa aggressione nella notte a un imprenditore leccese

Brutta disavventura per l'imprenditore leccese Rocco Antonio Chetta, 58 anni, aggredito a bastonate da tre sconosciuti. L'aggressione è avvenuta poco dopo le 20, all'ingresso dell'azienda vinicola "Chevin", nel comune di Lequile

 

LEQUILE – Brutta disavventura per l'imprenditore leccese Rocco Antonio Chetta, 58 anni, aggredito a bastonate da tre sconosciuti. L’uomo è stato circondato da un terzetto di individui con i volti travisati ed armati di bastoni. L’aggressione è avvenuta poco dopo le 20, all'ingresso della “Chevin”, l'azienda vinicola di cui era titolare, che si trova sulla strada statale 101, nel comune di Lequile.

Ancora poco chiara la dinamica dei fatti, anche se l’ipotesi più probabile rimane quella di un tentativo di rapina. Secondo quanto raccontato dallo stesso imprenditore agli agenti di polizia, Chetta stava salendo a bordo della sua autovettura quando sono comparsi i tre malviventi, che l’hanno circondato e hanno iniziato a colpirlo. L’uomo, nonostante i colpi ricevuti è riuscito a chiudersi all’interno dell’auto e a mettersi in salvo. I tre aggressori hanno quindi continuato a colpire la macchina del 58enne, sferrando alcune bastonate sulla carrozzeria. Poi, infastiditi dal passaggio di un'altra auto, si sono dati alla fuga a bordo di una Fiat Punto di colore chiaro.

Un tentativo di rapina piuttosto anomalo su cui stanno cercando di fare luce gli agenti della questura di Lecce, che hanno raccolto la denuncia dell’imprenditore, dopo la telefonata al 113. Non è la prima volta, del resto, che Rocco Chetta finisce nelle mire dei malviventi. Circa un anno fa (il 21 febbraio 2010), infatti, furono bruciate due autovetture di proprietà dell’uomo, parcheggiate dinanzi alla sua abitazione leccese.

Nel 2002 il nome dell’imprenditore era finito alla ribalta delle cronache per una delle tante inchieste condotta Procura di Lecce sui presunti illeciti relativi ai finanziamenti comunitari e statali previsti dalla cosiddetta legge 488. A distanzi di anni, nel settembre del 2008, Chetta è stato assolto con formula piena: “perché il fatto non sussiste”. 

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