Ai domiciliari per rapina evade per Capodanno: otto mesi e in carcere

Oggi il processo per direttissima. Luca Zuccalà, il 21enne di Copertino arrestato poco prima dell'alba del 1° gennaio dai carabinieri per essere evaso dai domiciliari, è stato condannato ed è finito anche in carcere. Alle spalle ha già due rapine, una tentata in un bar e una consumata in una tabaccheria

LECCE – Finisce in carcere Luca Zuccalà, il 21enne di Copertino arrestato poco prima dell’alba del 1° gennaio dai carabinieri della tenenza per essere evaso dai domiciliari, dov’era ristretto in seguito a precedenti casi di rapine.

Presso il tribunale di Lecce, infatti, s’è svolto questa mattina il processo per direttissima in cui il giudice monocratico Silvia Saracino non solo l’ha condannato a otto mesi per l’episodio appena avvenuto, ma gli ha anche negato il beneficio di rientrare in casa. Per ora dovrà accomodarsi in una cella di Borgo San Nicola.

Fin troppe volte il nome di Zuccalà è rientrato nelle cronache, ultimamente. Il giovane dal carattere turnolento è stato scovato alle 5 del mattino al di fuori della sua abitazione. I carabinieri della tenenza hanno bussato alle porte di casa, nel corso di un normale giro di controllo nei confronti di persone gravate da provvedimenti, ma l'hanno trovato.

Soltanto poco prima della prima alba del nuovo anno sono riusciti a scovarlo. Aveva trascorso la notte in giro, probabilmente proprio per festeggiare il Capodanno. Scattate le manette, il pm di turno Antonio Negro aveva disposto che tornasse ai domiciliari in attesa del processo.

Luca Zuccalà CC Porto Cesareo-4Il giovane era finito in arresto il 16 novembre scorso perché, dopo essersi posto alla guida della Lancia Delta dell’ignaro padre, si era recato a Lequile di buon mattino per tentare di rapinare il bar “Porto Alegre” di largo San Francesco. Era entrato armato di un cacciavite, ma la reazione del titolare l’aveva costretto alla fuga.

Nel giro di poche ore, partendo da targa e modello di auto, i carabinieri del Norm di Lecce erano poi riusciti a ricostruire i fatti e a incastrarlo alle sue responsabilità. Non bastasse questo, già l’11 agosto del 2013 il giovasne aveva avuto modo di mettersi in guai seri, per una rapina ai danni della tabaccheria “La Baia” di località La Strea, nei pressi di Porto Cesareo.

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Addirittura, quella volta aveva inventato una scusa grossolana davanti agli occhi di sua madre, che lo accompagnava in auto. “Aspettami, vado a comprare le sigarette”, le aveva detto. E invece, fatta irruzione, usando un piccolo coltello da pesca, aveva minacciato il titolare puntandolo alla gola, costringendo il figlio del malcapitato, in quel momento alla cassa, ad estrarre 300 euro e a cederli al giovane. Anche in quel caso, però, i carabinieri (nell’occasione della stazione di Porto Cesareo), l’avevano rintracciato, arrestandolo. 

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