Cronaca

Al macero corrispondenza a quintali. Mai consegnata

Cinque funzionari di Poste italiane indagati. La scoperta della guardia di finanza di Lecce in un centro raccolta della provincia. In molti casi, mai attuata la procedura per tentare la consegna

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LECCE - Se per il romanziere statunitense James Mallahan Cain il postino suona sempre due volte, la regola sembra non valere per qualche funzionario salentino. La corrispondenza, in molti casi, sarebbe finita al macero, senza che si tentasse neanche di abbozzare un accertamento sull'esistenza o meno del destinatario. O, magari, senza rimandare indietro la missiva, come pure espressamente richiesto dal mittente in caso di mancato recapito. Niente. Via. Distruzione. E altro giro di posta.

Paradossi in salsa italica, per qualcuno è scattato persino il premio produzione. Già, perché non avere posta in giacenza, è un merito. E' un merito, però, se sono stati svolti tutti gli accertamenti del caso. Sottile - si fa per dire - linea di demarcazione fra il lecito e l'illecito. E così, c'è davvero di tutto, nella montagna di carta in mezzo alla quale i finanzieri della compagnia di Lecce, insieme agli ispettori delle stesse Poste italiane Spa (ufficio Fraud management di Bari) hanno ficcato il naso: dalle lettere di Equitalia, fino a pacchi interi di riviste che dovevano essere recapitate in provincia di Bari, ma che da Lecce sono andate dritte verso la fine dei loro giorni. Neanche stampate, già carta straccia.

Una montagna di carta, sì, ma è solo una collinetta, se rapportata all'intero sistema, e che quindi fornisce solo uno spaccato di quello che potrebbe essere l'effettivo fenomeno. Tre quintali di posta che non doveva essere distrutta fra i 29 totali destinati al macero, quelli per ora (e solo per ora) trovati. Vale a dire, il frutto di un singolo viaggio di un camion dal Cto di via Lequile, a Lecce, fino alla ditta specializzata, nella zona industriale che si estende fra Nardò e Galatone. Ditta, beninteso, che con questa faccenda non c'entra niente. Indagati dagli uomini comandati dal maggiore Antonio Sederino, sono, al momento, due funzionari, due capireparto e un caposquadra recapiti. Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, abuso d'ufficio e appropriazione indebita i reati contestati. Il fascicolo è ora nelle mani del pubblico ministero Angela Rotondano della Procura di Lecce.

L'indagine è nata un paio di mesi or sono, da segnalazioni di cittadini. E' da molto tempo, per la verità, che la stampa si occupa di posta che non arriva a destinazione. Le e-mail dei lettori si sprecano. Anche sindaci di varie cittadine hanno preso posizione, in più di qualche occasione, chiedendo lumi a Poste italiane. Ma più di qualcuno ha deciso di tagliare la testa al toro, pretendere l'intervento delle "fiamme gialle". Già intravedendo qualcosa di più di una disfunzione. E i finanzieri hanno messo in moto l'inchiesta partendo dall'Abc. Cioè, svolgendo accertamenti preliminari, per comprendere come esattamente funzionasse tutta la complessa macchina organizzativa, per poi addentrarsi nella questione nel dettaglio, quando s'è intuito che potevano esserci alcune irregolarità sulla posta mandata a scomparire per sempre dalla faccia della terra.

Si tratta della posta non recapitata per i motivi più svariati. Perché il destinatario irreperibile, per esempio, o perché l'indirizzo è incompleto. In questi casi, il postino deve apporre un'etichetta. Nell'ambiente, lo chiamano modello 24B. Si tratta di un prestampato, sul quale devono essere evidenziati vari dati. Compresi la data o se il mittente richiede la restituzione. Questo tipo di posta viene concentrata presso il Cto di Lecce, la struttura centrale. Qui, si dovrebbero eseguire alcuni controlli a campione. Solo dopo, finisce tutto al macero, presso ditte convenzionate. In tutto ciò, esistono alcuni sistemi di sicurezza. Regolamenti interni di Poste italiane. Ad esempio, la posta deve essere accompagnata fino al momento del macero da funzionari, custodita in sacchi chiusi, e la ditta deve occuparsi della distruzione nel più breve tempo possibile. Per evitare che esterni possano impossessarsi delle lettere. L'inviolabilità della posta è sancita persino nella Costituzione italiana.

I finanzieri hanno deciso di sondare il terreno, seguendo uno dei periodici viaggi da Lecce fino a Nardò. In media, ne avviene uno ogni 15-20 giorni. Fermato il camion prima che eventuali prove potessero essere distrutte (mai come in questo caso, nel senso più letterale del termine), sono subito venute a galla le prime sorprese. Su 29 quintali fra sacchi e pacchi (22 di corrispondenza, 7 di altra documentazione, commerciale, pubblicitaria, nazionale, estera, e via dicendo), da una prima campionatura (gli accertamenti sono ancora in corso, tanto è vasto il materiale) è risultato che almeno 3 quintali di posta, lì in mezzo, non dovevano starci. In alcuni casi, il recapito non sarebbe mai stato neanche tentato. Il modello 24B, mai apposto. O lasciato in bianco, senza indicazioni.

Avevano fatto questa fine persino il bollettino ufficiale della Regione Puglia, indirizzata ad un parlamentare, lettere di Equitalia (e qualcuno, magari, si sarà visti arrivare a casa gli interessi), ricevute di ritorno di importanti raccomandate. La maggior parte dei destinatari sono di Lecce e hinterland, città della cinta, come Cavallino, Surbo, Squinzano. Ma molta della corrispondenza era destinata anche fuori provincia. Proprio come quei pacchi diretti verso Bari, riviste di architettura. I finanzieri, per non lasciare nulla d'intentato, hanno anche svolto controlli incrociati, per verificare l'esistenza o meno di vari destinatari. E nella stragrande maggioranza dei casi, esistono eccome. E stanno ancora aspettando che la cassetta della posta si riempia. Per il momento, però, è finito tutto sotto sequestro.

Poste italiane: "Massima collaborazione". Il Codancons: "Una vergogna"

Salvatore Malerba, responsabile del settore Tutela aziendale di Poste italiane, assicura che "è stato fatto quanto possibile; abbiamo fornito collaborazione diretta con la finanza per l'approfondimento e fornire ogni dettaglio. Ora ci saranno valutazioni interne, per adottare i provvedimenti necessari".


Il Codacons di Lecce, intanto, ha già annunciato che seguirà la vicenda sin da queste prima battute, "avendo l'intenzione ferma di costituirsi parte civile nell'eventuale procedimento penale e attivando immediatamente il gruppo di legali che fanno parte dell'Ufficio legale provinciale di Lecce guidato dall'avvocato Piero Mongelli per verificare le possibili azioni civili di tipo risarcitorio a favore dei cittadini utenti ed a favore della collettività", spiega in una nota il responsabile della sede leccese, Luisa Carpentieri. "Il danno può essere immenso, ed è giusto che i cittadini siano risarciti con celerità e giustizia, per questo auspichiamo che la magistratura faccia presto e bene per individuare i responsabili di questa ennesima vergogna italiana".

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