Alberi in caduta libera e voragini nell'asfalto. E i cittadini fanno lo slalom

Nel pomeriggio un grosso pino è precipitato lungo e disteso sul marciapiede di via Roma. Per fortuna non stava passando nessuno, o si sarebbe rischiata una tragedia come nel 2008 in via Adua. E intanto, dentro Lecce, per le piogge incessanti si sono aperte buche in alcuni casi immense nel manto stradale

Un vigile del fuoco taglia i rami dell'albero in via Roma (Foto LC).

LECCE – Un tonfo netto. Quel grande albero di pino è venuto giù sul marciapiede per tutta la sua lunghezza, almeno 7 metri. E per fortuna s’è accasciato in un momento in cui non stavano passeggiando pedoni, altrimenti si sarebbe rischiata una tragedia. Non si fa certo per dire, perché Lecce vanta già un triste precedente, quello di una ragazza che proprio a causa della caduta di un pino, ai primi di dicembre del 2008, quando aveva soltanto 22 anni, perse l’uso delle gambe. Fu travolta in via Adua, proprio nei pressi dell’ateneo, mentre si trovava con un amico che riportò conseguenze meno gravi.

Questa volta è successo in via Roma, nel cuore del rione San Sabino di Lecce (quartiere Stadio). Per fortuna, come detto, senza coinvolgere persone o automobili. L’albero è precipitato poco prima delle 17 e la sua figura lunga e distesa non è passata inosservata a diversi residenti. Una volante della questura che passava in zona s’è fermata ed ha preso contatto con vigili del fuoco e polizia locale. Una squadra di pompieri è arrivata dopo qualche minuto per tagliare con la motosega i grossi rami sporgenti e il tronco, riducendo l’albero in ceppi per facilitarne la rimozione.

Il vento di tramontana abbattutosi oggi sul territorio ha probabilmente inferto il colpo di grazia. L’albero era piantato nella terra ancora umida per le piogge incessanti delle ultime settimane, circondato da un marciapiede di mattonelle sconnesse esattamente come in altre parti della città. Il caso ha voluto che non ci fosse nessuno, anche perché il punto in cui è avvenuta la caduta è di rado a piedi dai cittadini, se non in certi orari o in particolari giorni, considerando che nelle immediate vicinanze c’è un centro sociale e che via Roma (traversa di viale Aldo Moro) è uno dei passaggi più frequentati quando la squadra del Lecce gioca in casa.    

Un caso assolutamente fortuito ha voluto che questa “vittima” delle intemperie, e forse anche di una certa distrazione nella cura del verde pubblico, sia sia registrata poche ore dopo che l’associazione di difesa dei consumatori Sportello dei diritti ha diramato un comunicato stampa per denunciare una situazione che si potrebbe definire parallela, quella che riguarda le condizioni del manto a Lecce, con strade groviera, asfalto che si sbriciola dopo i piovaschi, voragini che si aprono a cielo aperto costringendo gli automobilisti a slalom degni dell’Alberto Tomba dei tempi che furono.

Basilica S.Domenico Savio 2-2“Scarsa cultura della sicurezza stradale”, dicono dall’associazione fondata e presieduta da Giovanni D’Agata. E il riferimento è (neanche a dirlo) agli “amministratori che, a fronte di multe a go-go – accusa - poi non risolvono quello che è un problema basilare della protezione degli utenti della strada: rendere fruibili in piena sicurezza le strade, a partire da quelle urbane”. 

Le segnalazioni, in questo caso, arrivano in particolare dalla zona della chiesa di San Domenico Savio, dove vi sono “spaccature nell’asfalto provocate dall’intenso maltempo degli ultimi mesi e via via allargate, inevitabilmente, dai mezzi in transito”.

Il rischio non riguarda ovviamente solo le autovetture, ma come sempre anche chi procede a piedi. E il problema, a ben vedere, non è solo di quell'area, ma di diversi punti della città. Una "regola" a cui non sfuggono nemmeno tanti centri della provincia. 

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“Il problema però è a monte - sottolinea e conclude D'Agata - ed è dovuto quasi sempre a lavori effettuati sul manto stradale nel corso degli anni non sempre adeguati ed evidentemente non svolti a regola d'arte su cui è evidente che manchi il controllo degli uffici dell'amministrazione comunale che pare chiudano più di un occhio sulle ditte appaltatrici quasi mai all'altezza della situazione”.

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