Cronaca Leuca / Via di Leuca

"Allarme veleno", ma era innocuo gel. Resta il problema delle deiezioni canine

Alcuni cittadini allarmati hanno chiamato la polizia locale. La sostanza era innocua, ma non poteva comunque essere versata nelle aiuole

LECCE – Nessun intento sterminatore, per fortuna, ma solo l’esasperazione per le deiezioni di cani nelle aiuole, davanti casa. Quella “cosa” era un gel naturale, a base vegetale, repellente per le bestie, ma del tutto innocuo. Questo, però, si sarebbe scoperto solo dopo un sopralluogo e qualche verifica.

Alcuni passanti, questo è certo, stamattina si sono allarmati quando hanno notato una strana sostanza verde sotto alcuni alberi di via Leuca. Viscosa e a granuli, una lieve e inquietante fluorescenza, dopo aver escluso la bava di visitatori alieni (“no, direi di no”), hanno concluso che potesse anche trattarsi di veleno per topi, o, comunque, di qualche sostanza tossica in grado di lasciare stecchiti anche malcapitati micetti o cagnolini. Senza considerare l’interesse che quella roba misteriosa avrebbe potuto suscitare nei bambini, dotati per natura di una spiccata curiosità. Perciò, hanno chiesto l’interessamento della polizia locale.

Nel primo pomeriggio una pattuglia del Nucleo Dec ambientale ha fatto capolino nel punto indicato. La misteriosa “schiuma marziana” si trovava in ben tre aiuole. Emergeva per il suo colore marcato fra mummificati escrementi canini, mozziconi di sigaretta, pacchetti vuoti e gettati alla rinfusa e rimasugli di spinelli (!). Gli stessi agenti hanno avuto difficoltà a capire subito cosa fosse. Ma, considerando il raggio poco esteso in cui la sostanza era stata versata, hanno intuito che il o la responsabile della “concimazione” non dovesse risiedere poi così tanto lontano. Cui prodest?, si sono chiesti. Così, hanno iniziato a citofonare in qualche abitazione più vicina e, in pochi minuti, hanno risolto il rebus. Una donna ha ammesso di aver spalmato la sostanza, ma ha anche esibito il contenitore. Un repellente per cani, il cosiddetto disabituante. In questo caso, a base di aglio. Non si sa mai. Caccia pure le streghe.

E’ stata sufficiente l’osservazione per rendersi conto che era esattamente così e che non c’era alcun pericolo. Prodotto inoffensivo e di libera vendita, sprigiona solo un odoraccio che serve a impedire agli animali di fare i loro bisognini in luoghi poco indicati. Ma ovviamente, e sebbene prodotto inoffensivo, deve essere usato nelle proprie pertinenze, non sulla pubblica via. In linea teorica l’untrice sarebbe stata anche passibile di una multa non dissimile per quella che verrebbe comminata a chi getta carte o sigarette per strada (semmai ne sia stata elevata mai una nella storia del mondo). Ma ha ripulito tutto e alla fine la storia s’è conclusa così. Se la vicenda non fosse stata chiarita subito, si sarebbe dovuto prelevare un campione, sottoporlo ad analisi, interessare l'Asl. Una trafila incredibile.

Già, ma davvero è finita qui? No, perché questa vicenda pone all’attenzione generale un problema di cui non si parla mai abbastanza: quant’è decorosa la città? E cosa fanno i leccesi per mantenerla in ordine? Sempre troppo poco.

La maggior parte dei proprietari di cani non si cura di raccogliere le deiezioni dei propri amici a quattro zampe. Se ne fa un baffo delle ordinanze e, in generale, del senso civico . E questo succede nel quartiere Leuca come ovunque, a Lecce. Portando altre persone, miti e civili, a spazientirsi per certi comportamenti barbari, e a cercare anche qualche stratagemma per godere il diritto di un marciapiede (più o meno) pulito. Fino a rischiare persino qualche problema e a provocare (giustamente) timori davanti a una sostanza di cui non si poteva essere sicuri, fino alla prova provata. Anche perché in passato qualche caso reale di spargimento di veleno s’è davvero verificato.

E visto che è molto difficile che, chi adotta certi comportamenti nel quotidiano, cambi improvvisamente marcia e stile di vita, forse, ogni tanto, qualche offensiva con multe salate per chi sporca, e fargli capire che esiste una normativa (paletta e sacchetto), servirebbe. Il cittadino inadempiente, in fin dei conti, capisce certi sbagli solo gli tocchi le tasche.

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