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Cronaca

Allievi adescati e molestati, chiesto il processo per l’autista di uno scuolabus

C’è la richiesta di rinvio a giudizio nell’inchiesta che il 20 gennaio scorso sfociò nell’arresto ai domiciliari di un 48enne del Basso Salento. Sei i giovani, tra i 14 e i 16 anni, individuati come vittime

LECCE - Ha sempre negato gli addebiti, spiegando che le sue erano state solo battute scherzose e di essere stato frainteso, ma questo non l’ha risparmiato dalle accuse di violenza sessuale e adescamento di minori, accuse per le quali ora rischia il processo. 
A chiedere il rinvio a giudizio dell’autista di uno scuolabus, un 48enne residente in un comune del Basso Salento, è stato il pubblico ministero Luigi Mastroniani, il magistrato che ottenne dalla gip Laura Liguori il suo arresto ai domiciliari, eseguito il 20 gennaio scorso dai carabinieri. 
L’istanza sarà discussa il prossimo 15 giugno dinanzi alla giudice Giulia Proto, e anche in questa circostanza, attraverso l’avvocato Fabrizio Mangia, l’uomo proverà a dimostrare l’infondatezza del quadro accusatorio, come già aveva cercato di fare in sede di interrogatorio di garanzia e, in seguito alla chiusura delle indagini, davanti allo stesso pm. 
Sono sei i ragazzi, tra i 14 e i 16 anni, che sarebbero stati adescati o palpeggiati sul pulmino nel tragitto da casa a scuola, e che, durante l’udienza preliminare, rappresentati dai loro genitori, potranno costituirsi parte civile in un eventuale processo. 
Stando alle carte dell’inchiesta, l’imputato avrebbe carpito la fiducia degli studenti, attraverso lusinghe, attenzioni e complimenti quali “bello… amore mio… che sei bello oggi, ti trovo molto carino… ti vuoi fidanzare con me?”, o facendo battute incentrate sul sesso, durante le comunicazioni su whatsapp; li avrebbe invitati raggiungerli in casa sua con la scusa di farsi aiutare a manutenere il pulmino, e con due di loro in particolare, che avrebbero accettato la proposta, si sarebbe spinto oltre, costringendoli a subire o compiere atti sessuali nel garage. 
A dare il via all’inchiesta fu la denuncia sporta ai carabinieri, nel maggio del 2022, dal padre di una delle presunte vittime, infastidito proprio dai messaggi inviati dal 48enne al figlio.

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