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Alloggi in cambio di voti: due condanne lievi e tre assoluzioni

Emesso il verdetto nei riguardi degli imputati che avevano scelto di essere giudicati in abbreviato. Cadute le accuse per l’ex segretario generale Specchia e la presidente della Croce Rossa Decimo

LECCE - E’ arrivato il verdetto in uno dei processi nati dall’inchiesta sulle case popolari assegnate in cambio di voti, quello discusso con il rito abbreviato nei riguardi di cinque imputati.

L’esito è stato di due condanne lievi e tre assoluzioni, quella dell’ex segretario generale Vincenzo Specchia, di 65 anni, della presidente del comitato territoriale di Lecce della Croce Rossa Italiana Ilaria Decimo, di 43, entrambi leccesi, e di Sergio Marti, 45enne originario di Melendugno.

Il primo era finito al banco degli imputati con l’accusa di aver attestato la legittimità di una delibera finalizzata alla concessione di un immobile ritenuta irregolare; la seconda perché l’associazione, nel cui direttivo regionale faceva parte la moglie dell’ex assessore Attilio Monosi, avrebbe beneficiato grazie a quest’ultimo, dell’immobile di via Grassi, a Lecce, senza che fosse chiaro il motivo della scelta di una procedura negoziata e comunque in assenza delle valutazioni obbligatorie per assicurare parità di trattamento tra tutte le associazioni.

Marti era invece ritenuto uno dei beneficiari illegittimi degli alloggi finiti sotto la lente degli inquirenti e rispondeva di falsità ideologica e abuso d’ufficio.

Ma, all’esito del processo, durante il quale lo stesso pubblico ministero Massimiliano Carducci (il magistrato titolare delle indagini con la collega Roberta Licci) aveva invocato per i primi due  l’assoluzione, per l’altro tre anni di reclusione, le accuse non hanno retto.

Quanto alle altre due persone giudicate col rito speciale, invece, il verdetto è stato: sei mesi (col beneficio della pena sospesa), più multa di 600 euro, sia per Stefano Armenta, 59 anni, di Lecce, (per il quale erano stati chiesti 3 anni e 4 mesi per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio in merito a un presunto accordo di scambio alloggio-voti con Monosi alle europee del maggio 2014) e  Serena Cervelli, 34, di Lecce (a fronte dei 3 anni e sei mesi chiesti dal pm).

Gli imputati erano difesi gli avvocati Arcangelo e Luigi Corvaglia, Andrea Sambati, Germana Greco e Antonio Savoia.

Le motivazioni della sentenza, con la quale è stata inoltre rigettata la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dalle parti civili, Comune di Lecce e Arca Sud Salento, saranno depositate entro novanta giorni.

E’ ancora da definirsi invece il processo principale, quello davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Lecce, con 36 imputati, tra cui gli ex assessori ed ex consiglieri Monosi e Luca Pasqualini e l’ex consigliere Antonio Torricelli.

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