Alloggio popolare al boss, abbreviato per ex sindaco ed ex comandante

Abbreviato per Gianni Marra e Roberto Schipa per i presunti illeciti nell’assegnazione di una casa popolare al boss Antonio Pellegrino

LECCE – Hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato l’ex sindaco di Squinzano Gianni Marra, 44 anni; e l’ex comandante della polizia municipale Roberto Schipa, 58enne. Due degli imputati nell’inchiesta sui presunti illeciti legati all’assegnazione di una casa popolare al boss Antonio Pellegrino (giudicato in abbreviato e assistito dall’avvocato Elvia Belmonte). Si tratta di un abbreviato condizionato all’ascolto di due carabinieri e all’acquisizione di una corposa documentazione. I legali di Marra e Schipa, gli avvocati Paolo Spalluto e Giuseppe De Luca, hanno chiesto al gup Michele Toriello l’acquisizione della cartella medica che attesta le patologie da cui era affetta la madre di Pellegrino quando gli fu assegnato un alloggio popolare. Inoltre, un documento che dimostra come la precedente abitazione della signora Pellegrino fosse priva dei requisiti per l’abitabilità. L’ex primo cittadino ha sempre evidenziato la liceità e l’assoluta correttezza dell’iter seguito nell’assegnazione della casa popolare. Un provvedimento di cui avrebbe informato prefetto, il comandante dei carabinieri della stazione di Squinzano e presidente dello Iacp. L’ipotesi di reato per Pellegrino, Schipa e Marra è di falso ideologico. L’ex sindaco risponde anche di abuso d’ufficio.

Giudizio abbreviato anche l’ex presidente del consiglio comunale Fernanda Metrangolo, 66 anni, (assistita dall’avvocato Francesca Conte) e l’imprenditore Lino Lagalla, 48 enne di Squinzano (assistito dall’avvocato Antonio Savoia). Al centro della vicenda giudiziaria una presunta corruzione per accelerare il pagamento di una pratica da parte del Comune di Squinzano proprio a Lagalla, e che avrebbe fruttato 2.409 euro. Nella stessa vicenda è implicato anche e il figlio Carlo Marulli, 43 anni (figlio della Metrangolo), che sarà giudicato in un altro procedimento.

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Si tratta di uno stralcio della maxi inchiesta denominata “Vortice Deja vu”, condotta dai carabinieri del Ros e del Nucleo investigativo, sugli assetti della Sacra corona unita nel Nord Salento e le presunte collusioni con politici e amministratori. 

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