Figlio bocciato per troppe assenze, ma la madre ricorre e il Tar le dà ragione

Per il giudice amministrativo si deve tener conto dell'incidenza del fenomeno sul rendimento scolastico, nel caso specifico idoneo per ottenere la promozione

La sede leccese del Tar.

LECCE – Dura lex sed lex. Non si è piegata al brocardo latino la madre del ragazzo che era stato bocciato in seconda media presso un istituto di Gallipoli per aver superato il numero massimo di assenze, fissato al 25 per cento del monte ore complessivo.

Il Tar di Lecce, dopo aver emesso ad agosto scorso il decreto cautelare consentendo all'alunno di frequentare la terza media, ha accolto nel merito il ricorso presentato dagli avvocati Pietro e Luigi Quinto, rimarcando l’illegittimità del provvedimento per non aver tenuto conto del particolare contesto nel quale sono maturate le assenze: la residenza di uno dei genitori a 600 chilometri di distanza, a seguito di separazione.

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Inoltre l’amministrazione scolastica non avrebbe tenuto conto di un criterio indicato anche nelle direttive ministeriali, quello che induce a considerare il peso delle assenze sul profitto scolastico. Nel caso specifico, hanno sottolineato i legali, idoneo ad ottenere la promozione. I giudici amministrativi hanno messo in evidenza che se da una parte la scuola ha il dovere di intervenire sulle famiglie nell’ipotesi di assenze prolungate, dall’altra deve sempre considerare adeguatamente le condizioni soggettive dell’alunno e il suo rendimento negli studi.

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